Le desinenze sono quelle di un nome della seconda declinazione con radice il tema del presente, ma prima di queste si aggiunge la vocale tematica (a per la prima, e per la seconda e l terza, ie per la quarta) il suffisso nd. Le coniugazioni si distinguono, esclusivamente nei tempi derivati dal tema del presente, in base alla vocale tematica e sono: Tutti i verbi regolari rientrano in una di queste coniugazioni. Accanto a vult e vultis, arcaicamente, si trova volt e voltis; le forme di cortesia si vis e si vultis (se vuoi/se volete) possono essere contratte in sis e sultis. Ma: Il perfetto latino ha un suo tema (la terza voce del paradigma) e delle sue desinenze particolari. Dizionario Latino: il miglior dizionario latino consultabile gratuitamente on line!. Si avrà quindi, per esempio, laudav-isse. La prima persona singolare fa eccezione: nella prima e nella terza coniugazione sostituisce con una -o la vocale tematica e la -m; nella seconda e nella quarta solo la -m con la -o. La forma passiva dell'imperativo futuro è usata pochissimo[10] e si forma semplicemente aggiungendo una r alle voci attive. Per il presente, esistono soltanto la seconda persona singolare e plurale, mentre per il futuro esistono uscite sia per le seconde persone che per le terze. Entrambi i verbi sono mancanti in molte forme (part. Questo verbo significa andare ed è intransitivo, ma ha forma passiva solo per la terza persona singolare e per le forme verbali nominali. Il verbo "Esse" è l'unico ausiliare del Latino ed è usato nella costruzione di numerose forme passive composte delle coniugazioni latine. Odi invece ha anche un participio futuro osurus, -a, -um. I verbi irregolari, o atematici sono quelli che non presentano temi fissi o non hanno la vocale tematica. In latino, si distinguono quattro coniugazioni, due diatesi, tre modi, cinque forme verbali nominali e sei tempi. Il presente si forma aggiungendo al tema del presente: Il passivo invece aggiunge queste desinenze: L'infinito perfetto invece aggiunge al tema del perfetto la desinenza isse, formata dal tipico -is- dei tempi del sistema del perfectum e dal -se dell'infinito presente. La quarta coniugazione utilizza a mo' di tema il dittongo ie. Sono composti di eo anche: queo, quis, quivi, quitum, quire, «potere», «essere in grado di», «capaci di» e nequeo, nequis, nequivi, nequitum, nequire, «non potere», «non essere in grado di», «non capaci di». È usato per tradurre anche il condizionale italiano. futuro, imperativo, supino, gerundivo e gerundio); alcune forme sono arcaiche, altre rare, altre ancora poetiche. Appunto di grammatica latina per le scuole superiori che descrive che cosa sono i paradigmi latini in modo schematico. significato: venire, intr., (eng) = come , go , arrive , arise , come to pass , proceed , (esp) = venir , ir , llegar , <. Coepi (iniziare) si traduce normalmente, e viene sostituito per i tempi derivati dal tema del presente da un sinonimo. "Vocali lunghe nell'ultima sillaba di polisillabi dinnanzi a -, La regola non è esatta perché il suffisso dell'imperfetto congiuntivo è, E anche questa è solo una regola pratica: c'è l', Sussidi Eruditi 38 - Tre testi grammaticali Bobbiesi - GL V 634-654, pag. In latino ogni verbo è caratterizzato da un paradigma (dal greco “esempio”, “modello”), che indica le forme verbali basilari grazie alle quali è possibile costruire tempi e modi. Le irregolarità si presentano quasi esclusivamente tra le voci derivate dal tema del perfetto. Sul modello di fero si coniugano i suoi composti, ma il perfetto e il supino di suffero (avendo ceduto questi due modi a tollo,is,substuli,sublatum,tollere che li ha perduti per fero) sono, rispettivamente, sustinui e sustentum.[15]. Sarà quindi: lo stesso per il passivo (al solito cambiano le desinenze). IV con. Le sue forme sono tutte derivate dal tema del presente, ma le desinenze sono proprie. Il verbo è formato da magis e volo (letteralmente volere di più e quindi preferire) contratto prima in mavolo e poi ridottosi per similitudine a nolo in malo. laudo laudor hortor 2a sing. Coniugazione di: moneo, monĕs, monui, monitum, monēre. sim,sis,sit / simus, sitis, sint (Congiuntivo Perfetto) [7] In verità, re è un vero e proprio suffisso temporale, che anticamente era *-se-. L'infinito presente è ire (passivo iri), quello perfetto e quello futuro regolari, ma quello futuro non ha il passivo. Questi verbi (come cupio, -is, cupivi, cupitum, cupere) sono perfettamente regolari tra i tempi del perfectum, mentre nelle forme dell'infectum il tema è in -i-, ma diventa -e- davanti ad una r o a fine parola, per il fenomeno del frangimento. abhorreo-abhorrere. Mentre, però eo è intransitivo, alcuni dei suoi composti sono transitivi per effetto della preposizione (ab, ad eccetera), e ammettono dunque il passivo in diverse forme. illi veniunt. I) LAUDO, AS, ĀVI, ĀTUM, ĀRE (laudare) II) DELEO, ES, ĒVI, ĒTUM, ĒRE (ammonire) III) MITTO, IS, … La loro costruzione è particolare: la persona che prova il sentimento va in accusativo, la cosa verso cui si prova il sentimento in genitivo. In grammatica, per paradigma si intende un modello di declinazione o di coniugazione verbale, la cui regola di formazione è solitamente offerta dai manuali linguistici. Si forma aggiungendo al tema del presente i suffissi: e le uscite di un aggettivo della prima classe (-us, -a, -um). Manca il gerundio, il gerundivo è faciendus, -a, -um. Il gerundio è eundi (genitivo), eundo (dativo), eundum (accusativo) e eundo (ablativo). Nelle voci derivate dal presente ha radice e davanti a vocale, i prima di consonante; Corrisponde al Passato prossimo, Passato remoto, Trapassato remoto italiano. Dalla prima e dalla seconda voce si risale al tema del presente, utile per formare i tempi dell'infectum, dalla seconda e dalla quinta voce si risale alla coniugazione (la presenza della seconda persona personale è fondamentale per i verbi in io di terza coniugazione), dalla terza si ricava il tema del perfetto, che serve a formare alcuni tempi del perfectum e dalla quarta il tema del supino, indispensabile per i tempi composti passivi e per alcuni nomi o aggettivi verbali. Per formarlo si aggiunge al tema del supino il suffisso -ur- e le desinenze di un aggettivo della prima classe. Tutte le voci derivanti dal perfetto si coniugano nello stesso modo, tranne che per il tempo del verbo essere. Diversamente dall'italiano, in latino esiste sia un imperativo presente che uno futuro. Il supino è un nome verbale della quarta declinazione, 4° voce del paradigma di ogni verbo, che però presenta solo due casi: Il supino attivo ha un valore di direzione o fine di un movimento (è a tutti gli effetti un accusativo). Ovviamente, quando le persone sono plurali, anche il participio perfetto viene declinato. In latino, ogni verbo ha un proprio paradigma. laudat laudātur hortātur 1a plur. 4. L'ablativo singolare esce in -e quando il participio è usato come sostantivo, in -i quando aggettivo. Questo verbo significa divenire, accadere (solo nelle terze persone) e viene usato come passivo di facio (fare). Il passivo è uguale all'attivo, con la sola differenza delle desinenze personali. I verbi come iuvat, iuvit, iuvare (piacere), detti anche di sentimento hanno solo la terza persona singolare. Nota: tra parentesi vengono messe le forme utilizzate solamente da autori del periodo post-classico. In latino il verbo è quella parte variabile del discorso che indica l'azione senza la quale non è possibile formare una frase. abeo-abire. Coniugazione del verbo λύω (= io sciolgo) Presente. abiuro-abiurare. Sono esempi di paradigma le forme che prende un verbo nella coniugazione, un pronome, un aggettivo e un nome nella declinazione. Secondo rarissime testimonianze letterarie, in particolare inerenti al linguaggio sacrale, e come riportato nel trattato di grammatica antica De Verbo[11], esisterebbe una forma di seconda persona plurale, formata aggiungendo il suffisso minor alle forme dell'imperativo futuro attivo in tote, dopo aver rimosso questo suffisso: amaminor, moneminor, audiminor, legiminor. Il gerundivo è un aggettivo verbale di sola forma passiva che indica necessità e bisogno. Nell'antico indoeuropeo, non esisteva una vera forma per il futuro, ma si usava il congiuntivo. Memini (ricordare) e Odi (odiare), invece, hanno nella loro coniugazione solo i tempi derivati dal tema del perfetto più alcune forme, ma si traducono come fossero presenti. Dizionario latino, vocabolario latino, declinatore, coniugatore dei verbi latini 2015. I paradigmi latini sono, dunque, nominali e verbali. Il verbo, a seconda di forma, modo e tempo cambia la sua parte finale: questa modifica è chiamata coniugazione. Non c'è participio perfetto, il presente è iens, euntis, il futuro iturus (passivo eundem). Dal tema del perfetto deriva anche il piuccheperfetto. Questo modo è molto utilizzato nella costruzione chiamata perifrastica passiva (gerundivo + verbo essere) che esprime l'idea passiva del dovere: L'agente va in dativo, ma per evitare confusioni si può trovare anche nella solita costruzione di a/ab e ablativo. Il gerundio è la declinazione dell'infinito presente utilizzato come verbo sostantivato. In genere quindi si può dire che la forma infinita del futuro passivo esprime una intenzione o una volontà di fare qualcosa (quindi traducibile anche come intenzione di essere lodato). "Bhuo" sarebbe un antico congiuntivo di sum, il cui congiuntivo attivo nel periodo classico è, infatti, "sim", residuo non di un congiuntivo proprio, bensì di un ottativo, scomparso in latino ma attivo in molte lingue indoeuropee. Formano come un regolare verbo passivo tutte le loro forme, ma hanno: I verbi semideponenti hanno le forme derivate dal presente deponenti, ma regolari quelle dal perfetto. Per il piuccheperfetto congiuntivo invece si prende l'infinito perfetto del verbo (cioè il tema del perfetto seguito da -isse)[9] seguito dalle desinenze personali: e, al passivo, il participio perfetto con l'imperfetto congiuntivo di sum: L'imperativo latino, ha, a differenza dell'italiano, oltre ad un tempo presente anche uno futuro. 2. I loro paradigmi sono i seguenti: Questo verbo presenta il tema in tre modi diversi: vol-, vel- e vi-, Mancano i tempi dal supino, l'imperativo; l'infinito presente è velle, il participio presente volens ha solo valore di aggettivo. Della formazione di queste voci si è già trattato nella sezione relativa al futuro semplice indicativo, ma esiste un altro tipo di congiuntivo presente, che si può trovare, per esempio, in sum (sim, sis, sit...) rimanenza di un antico presente ottativo. Modo: Indicativo : Presente : laud o: mon ĕo: leg o: aud io: laud as: mon es: leg is: aud is: laud at: mon et: leg it: aud it: laud āmus: mon ēmus : leg ĭmus: aud īmus: laud ātis: mon ētis: leg ĭtis : aud ītis : laud ant: mon ent: leg unt: audiunt: Imperfetto : laud ābam: mon ēbam: leg ēbam: aud iēbam: laud ābas: mon ēbas: leg ēbas: aud iēbas: laud ābat: mon ēbat: leg ēbat: aud … aberro-aberrare. La prima persona singolare del presente indicativo attivo; La seconda persona singolare del presente indicativo attivo; La prima persona singolare del perfetto indicativo attivo; tema senza vocale tematica, con l'aggiunta: Attiva (cioè quando il soggetto compie l'azione), Passiva (quando il soggetto subisce l'azione). Ad ogni modo, "laudare bhuo" si sarebbe evoluto in "laudabo". abduco-abducere. Per ricordare più facilmente le vocali tematiche del congiuntivo presente, si può fare ricorso a una formuletta: "Enea va via" ,che contiene in sequenza le vocali tematiche di tutte e quattro le coniugazioni -e- per la prima, -ea- per la seconda -a- per la terza ed -ia- per la quarta.