Su questo tema sarebbe forse opportuno soffermarsi un poco più a lungo; possiamo tuttavia accontentarci di questi pochi cenni, poiché sono già sufficienti per mostrare quale via si potrebbe seguire per far luce sul nesso che lega l'esserci di una raffigurazione allo spettatore cui si manifesta. Il quadro è innanzitutto un autoritratto e già questo allude ad una tensione rappresentativa: nel suo farsi autoritratto, il quadro sembra voler alludere a quel punto che è necessariamente invisibile - allo sguardo del pittore che lo organizza. Un discorso differente deve essere fatto a proposito di un libro bellissimo (Victor I. Stoichita, L'invenzione del quadro. Do il mio consenso affinché un cookie salvi i miei dati (nome, email, sito web) per il prossimo commento. Seminario di filosofia dell'immagine. Apocalisse 22:13-21 Io son l’Alfa e l’Omega, il primo e l’ultimo, il principio e la fine. Dobbiamo ora tornare al nostro mestiere di filosofi per trarre dalle immagini qualche conclusione sulla natura delle immagini. Quel che intendo dire piuttosto è che, nella misura in cui la rappresentazione è una rappresentazione pittorica classica, deve rappresentare un oggetto sotto aspetti visivi e che gli altri caratteri rappresentati siano rappresentati attraverso questi aspetti visivi. Le tre proposizioni che seguono descrivono il primo livello. 19/10/13. Il filosofo, che enuncia la propria Il libro Le parole e le cose contiene il saggio Le damigelle d’onore. Nulla è mai rappresentato tout court, ma solo sotto un certo o un certo altro aspetto. Sitografia, Webgrafia, webgraphy..insomma.. Cosè?L’accademia della crusca definisce sitografia in questo modo:“Definizione: repertorio sistematico di siti Internet, che contengono informazioni inriferimento a un particolare argomento, che solitamente affianca le tradizionalibibliografie relative esclusivamente a fonti cartacee.” Non appena abbiamo detto che il quadro raffigura la scena O quale sarebbe dovuta apparire alla coppia reale, abbiamo detto implicitamente che la soluzione dei paradossi consiste nell’abbandonare la connessione tra il creatore e il punto A. Secondo gli assiomi classici, il pittore dipinge ciò che vede o che avrebbe potuto vedere o ciò che può immaginare di aver visto, e via dicendo, e almeno parte del rompicapo di Las Meninas a cui io ho alluso deriva dal fatto che il pittore non può soddisfare questa condizione per questo quadro. La risposta potrebbe suonare così: vi è un pittore che dipinge un quadro, una bambina che si fa portare dell'acqua, un uomo e una donna che parlano, un signore che sta per abbandonare la stanza, salendo su per i gradini delle scale che si intravedono nel vano della porta. Chiunque abbia seguito con qualche interesse le osservazioni che ho proposto dovrebbe dunque leggere il libro di Stoichita. Andrà in sposa a Leopoldo I d'Austria e morirà giovanissima, lasciando di sé soprattutto quest'immagine. Non vale invece la reciproca: non è affatto detto che ad un rispecchiamento interno o accidentalmente esterno corrisponda una funzione intransitiva dell'immagine speculare. La sigla “dal cuore crociato e diviso”, come la definì Gabriele D’Annunzio, rappresenta un punto di riferimento per gli studiosi, i bibliotecari, gli istituti culturali e le università di tutto il mondo. Ora, non è mia intenzione fornire qui una bibliografia degli scritti su Las Meninas, ma vorrei egualmente ricordare almeno due testi che, per ragioni diverse, è opportuno che qui citi. Questo diventerebbe allora un autoritratto convenzionale allo specchio, con un gruppo imponente di personaggi di sostegno. Una raffigurazione non è una cosa tra le altre e non è qualcosa che esista alla stessa stregua dei pigmenti e della tela di cui pure consta, poiché implica una partecipazione soggettiva ed una disponibilità peculiare senza le quali non soltanto non è colta, ma propriamente non è. Percepire una raffigurazione significa infatti saper vedere nei pigmenti e nel loro disporsi sulla tela una figura che riconosciamo, e questa figura vi è - seppure soltanto in quella forma modificata che è propria degli oggetti immaginativi - solo se ciò che funge da sostrato della visione (la tela variamente coperta da colori) si anima per la soggettività di un senso nuovo. Clown Bianco Edizioni, Ravenna. Ora, è intorno a questo nesso che la fantasia creatrice di Velázquez si muove, proiettando tuttavia il nucleo fenomenologico di questa tesi sullo sfondo di una poetica in cui non è difficile scorgere l'eco di una domanda che nel Seicento si fa ossessiva: la domanda che verte sul discrimine che separa la realtà dalla rappresentazione, la vita vera dal sogno. Ma non tutti condividono questa interpretazione. Leonardo, per esempio, si dilunga a spiegare ai suoi lettori come dipingere quadri che assomiglino il più possibile agli oggetti che vedono. In mezzo ai due, uno specchio riflette una coppia illustre: Filippo IV di Spagna con sua moglie, la regina Marianna d'Austria. In Le parole e le cose – Michel Foucault introduce il concetto di epistéme. Leggere un libro non è sfogliarlo. Ma questa è semplicemente una conseguenza del fatto che il quadro è auto- referenziale. Seminario di filosofia dell'immagine. Ora, proprio come il mansueto animale che troneggia in primo piano, anche le molte vicende in cui si scandisce il quadro debbono destarsi dal torpore che le avvolge per convenire in uno spettacolo unitario, ed è proprio di questo esser divenute parti di uno spettacolo e quindi di un nuovo quadro che danno testimonianza gli sguardi dei personaggi rivolti verso lo spettatore che è appena giunto. Questa soluzione è però impossibile nelle Meninias perché le persone raffigurate nello specchio non sono pittori e non stanno dipingendo. Esso allude innanzitutto ad un quadro che Velázquez dipinge nel 1656 e che può essere visto oggi al Museo del Prado. L’allusione a Foucault non è casuale : l’endiadi ‘parole e cose’, in relazione di reciprocità o di opposizione, è nel cuore della scrittura celliniana, riflesso di un problema fortemente sentito da tutti i suoi contemporanei. Ma il quadro si complica ancora se abbandoniamo progressivamente il suo centro tematico, ampliando il raggio della nostra visuale. Dalla somiglianza tra parole e cose del Rinascimento alla disarticolazione operata dalle scienze umane nel Novecento: un percorso accidentato attraverso cui individuare le dierenti organizzazioni della cultura occidentale. Non voglio suggerire con queste brevi osservazioni che nozioni come somiglianza e aspetto non siano problematiche; al contrario, mi sembrano immensamente complicate e sottili. Le parole e le cose - Wikipedia. In un percorso che parte dal Rinascimento per arrivare alla disarticolazione del sapere operata dalle scienze umane nel XX secolo, Mich Ma che tipo di quadro sta dipingendo? Rizzoli, 1998. E tuttavia, nell'uno e nell'altro caso la riflessione è caratterizzata dal suo rimandare ad un oggetto che appartiene allo spazio figurativo, anche se l'aspetto che di esso lo specchio ci mostra non è pienamente visibile dal punto di vista che il pittore ha propriamente scelto. _____ _____ di Stefano Docimo Foucault: l’oeuvre continue E così che ho cominciato a scrivere Le parole e le cose. Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus Così termina il romanzo di Umberto Eco, Il nome della rosa. La scrittura di Foucault non è mai semplice ma incredibilmente affascinante. La superficie dipinta rappresenta una disposizione possibile di oggetti nel mondo, in un modo che non vale, per esempio, per molte delle opere di Escher e di Steinberg o per immagini-rompicapo come quella dell’oggetto tripartito con due sole basi. E tuttavia il trasformarsi di Susanna in uno spettacolo rubato e in una visione che la rende oggetto è già in qualche modo anticipato dal riflettersi del suo corpo nello specchio e, in parte, nella superficie oscura dell'acqua in cui si bagna. 4-5). Alla scena dipinta e visibile fa così eco un punto reale e invisibile: il luogo che il soggetto e l'oggetto dell'immagine occupano e che lo specchio si rivela incapace di catturare Nel suo tentativo di andare di là da se stessa, l'immagine si scontra così ancora una volta con il limite costruttivo che la caratterizza. Del rapporto tra le cose e le parole è noto e comunemente accettato che si configura variamente secondo le diverse lingue e che, all’interno di una stessa lingua, esso cambia secondo il tipo di società e di cultura. Il punto A, dopotutto non è un punto naturale nel mondo; esso è definito relativamente a ciò – qualunque cosa sia – che si può vedere. E tuttavia, in questa suo andare fuori da sé, l'immagine tace comunque ciò che cerca di dire: lo specchio non può mostrarci che un riflesso del modello cui il quadro assomiglia, ed il prezzo di questa parvenza è il silenzio su chi dovrebbe invece apparire nell'immagine riflessa: il pittore e lo spettatore, che devono scrutare la scena dipinta proprio dal punto che fronteggia lo specchio e che è invece occupato dalla famiglia reale. Di questo tema vorremmo parlare richiamando innanzitutto un quadro del Tintoretto (1555): qui la scena biblica è narrata soltanto nel suo antefatto: Susanna si bagna nel giardino della sua casa e i vecchi la spiano, rubando un'intimità che loro non spetta. Il servizio gratuito di Google traduce all'istante parole, frasi e pagine web tra l'italiano e più di 100 altre lingue. O, per esprimerci in un altro modo, è come se B fosse sì effettivamente uguale ad A (il punto di vista dell’artista), ma l’artista fosse andato via da A cedendo il suo posto a uno dei personaggi del quadro. Un pittore (immaginato) si trova nel punto A, intento a dipingere un altro pittore. Il primo studio riportato nella monografia è Le damigelle d’onore di Foucault, contenuto in Le parole e le cose del 1966. Visualizza altre idee su Harry potter, Umorismo su harry potter, Meme di harry potter. Soluzioni per la definizione *__ Meninas: capolavoro di Velázquez* per le parole crociate e altri giochi enigmistici come CodyCross. Secondo la lettura di Foucault il tema espresso è quello della rappresentazione. all’Università di Francoforte e attualmente condirettore del Kunsthistorisches Institut di Firenze, nel volume Las Meninas. Di questo quadro famoso vorrei parlare anch’io, ma da filosofo, e ciò significa, io credo, delimitare fin da principio l’orizzonte in cui si collocano queste considerazioni: l’obiettivo di queste pagine non è di natura storica o stilistica e non è, in fondo, nemmeno quello di tentare un'interpretazione complessiva di un quadro che dei suoi molti sensi ha fatto una sua nota caratteristica. Spesso le immagini ambigue derivano la loro ambiguità da un’ambiguità del punto di vista. Ora che abbiamo visto nello specchio disegnarsi quel volto, sospettiamo quale sia lo sfondo di quel contare che si accompagna ad una così serena lettura dei testi sacri! Le damigelle d’onore), olio su tela, 318 × 276 cm, Diego Velázquez, 1656. L’artista si ritrova nel punto A che gli compete, e i modelli sono nella zona O, dove sono concettualmente innocui. E se discorrendo del luogo di ciò che nello specchio si riflette ci eravamo imbattuti in una tripartizione che tuttavia allude ad una dualità di piani - la cosa che si riflette appartiene o non appartiene all'universo delle immagini - nel caso della relazione dell'immagine allo spettatore il discrimine separa due differenti possibilità: il rispecchiamento può avere infatti o una funzione transitiva (e ciò significa che, per suo tramite, il quadro instaura un rapporto con lo spettatore, completando così il suo senso in un dialogo che lo lega con la soggettività reale di chi guarda) o una funzione intransitiva (ed è questo ciò che accade quando lo specchio non avvia un dialogo con lo spettatore e l'immagine non ha bisogno di andare al di là dello spazio figurativo per trovare il suo senso). Così, se davvero si vuol dire che Las Meninas racconta qualcosa, si deve rammentare che l'evento particolarissimo cui in questa sua "istantanea" Velázquez dà voce è l'evento in cui la realtà si fa quadro. di Simona Carretta [È uscito da poco nella collana «Saggi letterari» di Mimesis Edizioni il volume di Simona Carretta Il romanzo a variazioni, che ripercorre le ragioni del ricorso di alcuni romanzieri contemporanei ai principi compositivi della musica, in particolare a quello delle variazioni su tema. Queste poche considerazioni sono forse sufficienti per rendere conto della ricchezza dell'interpretazione che Foucault ci suggerisce, - un'interpretazione che è meno lineare ma più ricca di quella che Searle doveva avanzare pochi anni dopo. Se Las hilanderas (Le filatrici) è un interno a grande scala, la maggior parte delle tele di grandi dimensioni di Velázquez sono ritratti equestri di reali di Spagna. La filosofia nelle immagini: Las Meninas di Velázquez e il concetto di raffigurazione - Paolo Spinicci - (Università di Milano) Le parole e le cose (Italiano) Copertina flessibile – 7 ottobre 1998 di Michel Foucault (Autore), E. A. Panaitescu (Traduttore) 4,4 su 5 ... Si inizia da una osservazione del quadro di Velasquez "Las meninas", per passare poi ad una critica della sistematizzazione del mondo e dell'approccio di Borges alla materia e... così via. L Chroniques italiennes web16 (4/2009) CELLINI, LE PAROLE E LE COSE Cellini, le parole e le cose. Egli guarda fisso verso di noi, esaminando con attenzione tutti i particolari prima di applicare il pennello sulla tela. L’iterazione renderebbe complesso il quadro, senza però fargli violare gli assiomi della rappresentazione pittorica. Questo nesso è fenomenologicamente evidente. Il filosofo nel suo stile a spirale inserisce il proprio pensiero, pertanto la lettura, in certe parti, procede a strati e alcuni periodi necessitano un ritornare. LAS MENINAS (in italiano Le damigelle d'onore) è un dipinto a olio su tela di 318 × 276 centimetri realizzato dal pittore Diego Velázquez.Viene considerata l'opera maestra del pittore andaluso, e venne terminata, secondo lo storico dell'arte Antonio Palomino, nel 1656.Il dipinto viene conservato nel Museo del Prado, a Madrid Che questa classificazione delle immagini speculari si intrecci con la precedente è fin da principio evidente. Credo dunque che, talvolta, una filosofia dell'immagine possa procedere proprio così come recita il titolo delle riflessioni che vi propongo: cercando nelle immagini i capitoli di un'ideale filosofia dell'immagine. Immaginate che l’artista che più vi piace dipinga questo quadro – o che una macchina fotografica ne scatti un’immagine: l’artista o la macchina fotografica dovrebbero collocarsi nel punto A, ma in questo quadro non può esserci un punto A, dato che esso è già occupato dai modelli di Filippo IV e Marianna. Picasso, per esempio, si ispirò a esso per non meno di quarantacinque studi, e Foucault inizia la sua analisi del sistema di pensiero classico del Seicento, in Le parole e le cose, con una discussione di quest’opera giungendo alla conclusione che essa è forse “una sorta di rappresentazione della rappresentazione classica”. La maggior parte di queste identificazioni sono tratte da F. J. Sánchez Cantón “Las Meninas” y sus personajes, che però, come tutti gli altri, deriva le sue informazioni da Palomino. In questo caso ci troveremmo esattamente nella stessa situazione del quadro di Courbet. Gombrich E. H., La storia dell’arte, Leonardo Arte, Milano 1997. Visualizza altre idee su foto sorelle, foto, foto tumblr. Tanto basti per quanto concerne i caratteri superficiali del quadro. La scena comprendente Velázquez che dipinge la scena. 1 Michel Foucault (1926-1984) LE PAROLE E LE COSE NEL NON-LUOGO DEL LINGUAGGIO A trent’anni dalla morte del vulcanico pensatore francese, una liminare ricognizione sulle sue indagini riguardanti i complessi rapporti semantici che si instaurano tra testi figurativi e testi verbali. 19-apr-2019 - Esplora la bacheca "Caratteri corsivi" di Lisa Ragalzi su Pinterest. La svela tuttavia, ed è questo un punto su cui riflettere, soltanto se lo specchio fa da tramite del nostro sguardo, se cioè nel suo riflettere conduce il nostro sguardo di spettatori dal luogo che dobbiamo idealmente assumere - il luogo che la costruzione prospettica ci assegna - alla tela che, nel suo divenire spettacolo per una soggettività, si anima della vita propria delle immagini. Dissociazioni analoghe fra il punto di vista e la sorgente della rappresentazione sono possibili anche in altre forme di rappresentazione. E ho trovato un libro intitolato Le parole senza le cose di Paolo Nori che ho preso subito, un po’ per il titolo e … Compra Le parole e le cose. Consultare utili recensioni cliente e valutazioni per Le parole e le cose su amazon.it. La foto è di Louafi Larbi (Reuters/Contrasto) ed è pubblicata sull’ultimo numero di Internazionale (XVIII/893, pagg. Questa convenzione può essere violata, come nei vari esempi di anamorfosi, in cui, per vedere un’immagine raffigurata in un quadro assomigliare a un oggetto, dobbiamo osservare il quadro dal qualche strano angolo e non frontalmente. Nelle forme complesse degli angoli di incidenza traspare qui un gioco da bambini: se, inclinando lo specchio, vediamo disegnarvisi lo sguardo di un amico che ci sorride, sappiamo che anche lui vedrà riflettersi su quella stessa superficie il nostro volto. Visualizza altre idee su Parole, Citazioni di design, Citazioni sul tè. Il titolo della relazione che vi propongo merita forse una parola di commento. In altri termini, dobbiamo pensare noi stessi come se vedessimo la scena dal punto di vista dell’artista, cosa che rende possibile la lettura rappresentativa, nella quale vediamo il quadro come una rappresentazione della scena originale. 5. A cosa servono i … read more "Il romanzo a variazioni" Dal punto in cui si trova nel quadro, può dipingere e vedere una scena diversa. Doña Isabel non sta facendo un inchino, bensì si china per ridurre la parallasse. La restituzione prospettica del Las Meninas che qui riproduco trae di lì la sua origine, ed è un argomento sufficiente per mostrare l'insostenibilità delle tesi di Searle e Foucault, - due tesi che non avrebbe senso cercare di difendere sottolineando la differenza, per certi versi ovvia, tra la libertà dell'artista e la normatività dell'ottica geometrica, poiché da un lato questa differenza è messa a tacere proprio dalla sostanza dei loro argomenti, dall'altro perché Velázquez non avrebbe mai spinto quell'ovvia distinzione sino al punto di scardinare la consistenza ottica e geometrica dell'immagine. In tutte le forme di intenzionalità si ha una rappresentazione sotto un qualche aspetto delle cose. Compaiono allora le figure dei due Velázquez: l'uno, il pittore, intento a dipingere una grande tela che si nega al nostro sguardo, l'altro un maresciallo di palazzo che in comune con il pittore ha solo il cognome e che - prima di abbandonare la scena del dipinto - si volge verso di noi, disponendo la sua persona nella cornice della porta. Le damigelle d’onore. Foucault inizia il suo testo “Le parole e le cose”con una densa descrizione del celebre quadro di Velasquez, Las Meninas, 1656. Questo secondo livello di segreto, paradossalmente, offre un’apertura allo svelamento del primo. Secondo l’interpretazione canonica egli starebbe dipingendo una raffigurazione al naturale di ciò che noi vediamo nello specchio, ma c’è un’obiezione che mi sembra abbastanza convincente. E' un testo molto complesso e articolato, un'indagine magistrale che affascina e al tempo stesso sfinisce. Noté /5: Achetez Le parole e le cose de Foucault, Michel, Panaitescu, E. A.: ISBN: 9788817112802 sur amazon.fr, des millions de livres livrés chez vous en 1 jour Noi vediamo nello specchio van Eyck, ma egli non dipinge bensì fa da testimone alle nozze. Al contrario, la coppia reale è chiaramente in posa per essere ritratta dal pittore. La spiegazione di questo arcano non è difficile da trovare: il rispecchiamento istituisce una relazione che essere percorsa in entrambe le riflessioni. I fogli stampati che, piegandosi sotto le dita, lasciano intravedere prima uno spicchio e poi l'intera immagine, sono parti di quell'attesa per uno svolgersi in cui figura e scritto si compenetrano. L’artista ha si un punto di vista, ma è un punto di vista impossibile; egli si trova all’interno della scena e guarda all’esterno verso il punto A, dipingendo lo stesso quadro che noi osserviamo dal punto A (ossia dal punto B, che nella lettura illusionistica è identico ad A). A è riflesso nello specchio e su A sono fisse sei paia di occhi. Prima di rispondere a questa domanda, vorrei però mettere Las Meninas a confronto con altri due dipinti che presentano alcune somiglianze con quello di Velázquez, ma nei quali gli assiomi della rappresentazione pittorica non sono violati. Questo secondo livello di segreto, paradossalmente, offre un’apertura allo svelamento del primo. Ma come nel pensiero l’“io” di “io penso” non dev’essere necessariamente quello del sé (per esempio nella fantasia), e negli atti linguistici l’“io” di “io dico” non dev’essere necessariamente quello di chi parla o scrive (per esempio quando si scrive per conto d’altri), così in Las Meninas l’“io” di “io vedo” non è quello del pittore bensì quello della coppia reale. Il libro si apre con una descrizione ed un dettagliato commento del quadro Las Meninas, di Diego Velázquez e della complessa composizione delle sue linee di piano e dei suoi effetti nascosti. Alla pars destruens che ha segnato l'avvio delle nostre considerazioni vorremmo ora far seguire una pars construens, e la prima mossa in questa direzione consiste nel cercare di comprendere meglio la funzione degli specchi dipinti, soffermandoci in primo luogo sulla relazione che lega lo spazio dell'immagine al luogo che ospita ciò che sullo specchio vediamo baluginare. Ora cominciano i nostri problemi. T he true meaning of an artwork that never ceases to amaze. Las Meninas (pronunciato [laz meˈninas]; spagnolo per "Le dame di compagnia ") è un dipinto del 1656 conservato nel Museo del Prado a Madrid, di Diego Velázquez, il principale artista dell'età dell'oro spagnola.La sua composizione complessa ed enigmatica solleva interrogativi sulla realtà e l'illusione e crea un rapporto incerto tra lo spettatore e le figure raffigurate. la quale non comprenda un riferimento al quadro. 1. In seguito Margarita andò sposa a Leopoldo I d’Austria e morì in tenera età a Vienna. Le parole e le cose Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.. Tuttavia, come in Las Meninas di Velázquez c’è un quadro in un quadro, qui c’è una foto nella foto ed è quella che si ottiene scattando co n un dito che copre l’obiettivo della fotocamera di un cellulare. In esso non c’è niente di fantastico e neppure di inventato: ci rimane la sensazione che, se non conosciamo il nome del cane e del guardadama, è solo a causa della lacunosità delle fonti, e che i contemporanei dovevano sicuramente saper riconoscere l’uno e l’altro. "Utilizziamo i cookie per personalizzare i contenuti e gli annunci, fornire le funzioni dei social media e analizzare il nostro traffico. Quando invece rigiriamo tra le mani un oggetto, ci si presentano aspetti davvero nuovi; qui lo sguardo non va in profondità, ma vede ciò che prima non si manifestava, scoprendo che l'oggetto che si manifesta è comunque al di là del suo manifestarsi.