La sconfitta di Teruel segnò il punto di svolta della guerra civile. Con questo stato di cose la situazione sul continente era pressoché pari: la Repubblica aveva dalla sua parte una leggera maggioranza degli effettivi delle forze armate, 46 000 uomini contro 44 000 degli insorti, mentre i 15 000 ufficiali e sottufficiali si divisero equamente tra le due parti. All'alba del 26 luglio Yagüe Blanco, che presidiava con le sue truppe marocchine l'ansa che l'Ebro descrive tra Fayón e Xerta, si accorse che durante la notte un grande esercito repubblicano aveva attraversato in più punti il fiume e fatto passare uomini, carri, artiglierie e veicoli motorizzati. Due grossi scandali all'interno del partito radicale scossero il governo, il quale cadde a fine 1935. Via via le comunità nei campi si diedero un'impronta di vita civile, nel campo di Argelès-sur-Mer sorse un mercatino, un'osteria, e con discrezione funzionava un bordello, "la casa de la Sevillana", dove cinque prostitute avevano ripreso la vecchia professione, mentre molti rifugiati ricevevano dalle organizzazioni di aiuto repubblicane piccole somme in denaro, che molti integravano lavorando presso i francesi o vendendo oggetti di loro produzione, fatti con i materiali più disparati[245]. In ogni caso non fu concertato un programma d'azione ed una tattica precisa contro i congiurati; in realtà si temeva sia l'avanzata del fascismo, sia una maggiore presa di potere delle forze popolari. Nel frattempo in Spagna la situazione diventava sempre più ingestibile; il 12 luglio alcuni falangisti uccisero l'ufficiale delle Guardie d'assalto repubblicane José del Castillo, e all'alba del mattino seguente i suoi commilitoni andarono prima a casa di Gil-Robles, ma non trovandolo si recarono dal leader dell'opposizione Calvo Sotelo, che fu rapito e ucciso. A metà novembre, nonostante fosse ancora attirato da Madrid, Franco su pressione dei suoi consiglieri decise di concentrare il suo prossimo attacco nel punto più debole della Repubblica, ossia la Catalogna. Per questo Caballero acconsentì alla fusione dei movimenti giovanili socialista (JSE) e comunista (UJCE) in una Juventudes Socialistas Unificadas (JSU), ma i più dinamici comunisti presero rapidamente le redini del movimento e molti giovani socialisti entrarono in massa nel Partido Comunista de España (PCE)[56]. La difesa di Madrid fu infatti una tappa importante nel cammino per il PCE, che lo portò a dirigere l'intero sforzo bellico repubblicano in Spagna[160]. Il Nuevo Estado non aveva quasi più valuta estera e aveva perduto le riserve auree, per cui il sistema monetario era nel caos, inoltre c'erano da pagare i debiti di guerra ai paesi alleati e una perdita di manodopera di circa il 3,5% della popolazione attiva, senza tener conto dei prigionieri e degli esiliati[251]. Il leader dei nazionalisti accantonò così la sua ossessione per Madrid e decise di puntare a una vittoria più metodica che sarebbe passata per la conquista delle provincie basche ricche di industrie, fabbriche e miniere[179]. Francisco Franco e la guerra civile spagnola A cura di Edoardo Angione. Ritrovamento sensazionale in Colombia, in piena foresta Amazzonia, per quello che può essere considerata la più Cappella Sistina del sud America. Ma il paragone di uomini e mezzi non riflette l'effettiva potenzialità di offesa e difesa dei due avversari. Dopo un anno di governo provvisorio presieduto dal monarchico Niceto Alcalá-Zamora e del conservatore Miguel Maura, che rappresentavano una sorta di rassicurazione per le classi agiate[25], alle elezioni del aprile 1931 la coalizione di centro sinistra, con i socialisti del PSOE del sindacalista dell'UGT Francisco Largo Caballero e del moderato di centro-sinistra Indalecio Prieto, assieme ai radicali di Alejandro Lerroux, colsero una grande vittoria mettendo in allarme le forze reazionarie. Tornate da noi e qui troverete una patria»[234]. Il 26 novembre emanò un ordine generale in cui sottolineava che la vittoria sull'Ebro spianava la strada all'annientamento totale delle forze nemiche, e su un fronte che circondava la Catalogna dalla foce dell'Ebro ai Pirenei venne schierato un esercito immenso, e la data dell'attacco fu fissata per il 23 dicembre[237]. In questo contesto si sviluppò quindi una delle concause della sconfitta della Repubblica, ossia i contrasti politici interni alla Repubblica stessa. Praticamente nessuno nel governo repubblicano credeva nella possibilità di difendere Madrid, nemmeno Caballero o lo stesso Miaja, che pensavano che la capitale sarebbe caduta in mano ai ribelli in meno di una settimana. Nell'area della Repubblica (la più popolosa) restò invece la netta maggioranza delle forze dell'ordine, ma queste spesso si schierarono con gli insorti, come a Murcia, Bajadoz, quasi ovunque nelle Asturie e in Andalusia. La guerra civile rappresentò il culmine di una serie intermittente di lotte fra le forze riformiste e quelle reazionarie che avevano caratterizzato la scena spagnola dal 1808, anno in cui ci fu una prima rivolta spontanea a causa dell'occupazione francese, repressa nel sangue da Gioacchino Murat con l'appoggio dell'aristocrazia spagnola che si era rapidamente schierata a fianco dell'occupante[9]. Furono però gli attacchi al clero da parte dei repubblicani a provocare la più vasta reazione all'estero, dove il secolare dominio dispotico della Chiesa spagnola sulla popolazione era poco o per nulla compreso. L'ambasciatore della Casa Bianca in Spagna, Claude Bowers, fu uno dei pochi a spendersi a favore della Repubblica, inviando una notevole serie di missive a Roosevelt chiedendo un cambio di atteggiamento, senza però riuscire a persuaderlo. L'arresto delle truppe di fronte a Madrid fu il primo vero scacco subito dalle forze nazionaliste, il cui logorio era talmente ampio che se in quel momento la Repubblica fosse stata in grado di passare al contrattacco - secondo Paul Preston - avrebbe potuto forse infliggere un vero e proprio rovescio ai ribelli. Nel frattempo venne portata avanti la valida riforma di Azaña per l'esercito, che venne così motorizzato ed equipaggiato rendendolo paradossalmente più moderno ed efficace in vista della guerra civile[52]. I difensori furono colti di sorpresa dall'intensità del fuoco d'artiglieria a disposizione dei franchisti e dall'abilità delle truppe nordafricane di muoversi in campo aperto, ma dopo un primo sbandamento riuscirono a ricompattarci e a offrire una strenua difesa. La nazione tuttavia era in condizioni terribili con l'economia in rovina e la produzione agricola e industriale a livelli bassissimi, per non parlare dell'enorme devastazione delle infrastrutture: circa il 60% del materiale rotabile era andato distrutto assieme al 40% della flotta mercantile; circa 250 000 edifici erano stati demoliti e altrettanti erano stati danneggiati. La rivolta di Casado diede il via a quella che a tutti gli effetti fu una seconda guerra civile all'interno della zona repubblicana, e il 6 marzo iniziarono gli arresti a Madrid dei comunisti, arresti ai quali Miaja acconsentì con riluttanza dopo aver assunto la presidenza della Junta voluta da Casado. Dalla guerra civile spagnola alla Resistenza italiana: tesina Storia contemporanea - Appunti — Tesina interdisciplinare dalla Guerra civile spagnola alla Resistenza italiana: cause e conseguenze. Il 27 marzo le forze nazionaliste fecero il loro ingresso a Madrid in un silenzio spettrale, accolte solo dai militanti nazionalisti della quinta colonna madrilena, e nei giorni seguenti caddero Alicante, Jaén, Cartagena, Cuenca, Guadalajara, Ciudad Real e così via, fino al 31 marzo, giorno in cui tutta la Spagna era ormai sotto il dominio nazionalista. La Gran Bretagna aveva inoltre forti interessi commerciali con la Spagna, con notevoli investimenti nel settore minerario, nel settore tessile e nella produzione di sherry, olio di oliva e sughero, e il mondo finanziario britannico simpatizzava apertamente con i nazionalisti e gli agrari spagnoli, i quali avrebbero garantito un mantenimento dello status quo, messo invece a rischio dalla volontà dei socialisti spagnoli di collettivizzare le terre a favore dei bracciati. Lo scontro violento tra agrari e imprenditori contro gli operai e braccianti decisi di vendicarsi dei soprusi subiti nel bienio negro, radicalizzava sempre di più la scena politica, e nel mezzo il governo del Frente Popular debole e paralizzato - soprattutto a causa delle diverse visioni politiche dei leader all'interno della coalizione - non riusciva a venirne a capo. Nel mentre la borghesia industriale del Nord rimaneva scarsamente rappresentata. La Sanjurjada come finì per essere chiamata, aumentò il prestigio della Repubblica e allo stesso tempo svelò quando fosse grande l'ostilità dell'esercito e della destra estrema[35]. Nessuna volontà di perdono o conciliazione guidò la condotta del Caudillo». Il capo del governo, Santiago Casares Quiroga, incapace di trovare una soluzione alla crisi, si dimise due giorni dopo l'inizio del colpo di Stato a favore di Diego Martínez Barrio. Queste sconfitte militari fecero cadere il governo di José Giral, che venne quindi sostituito da un gabinetto più rappresentativo della base operaia della Repubblica, affidato al socialista Largo Caballero, che diede un nuovo impulso alla Repubblica che ora poteva contare su maggior chiarezza politica e un'autorità centrale che costituì il corollario per la successiva resistenza repubblicana. I sindacati furono distrutti e le assunzioni e gli spostamenti lavorativi vennero regolati da un sistema di salvacondotti e di attestati di «affidabilità politica e religiosa»: i repubblicani sfuggiti alla prigione quindi, non potevano dimostrare la propria affidabilità politica a causa del loro passato, e divennero a tutti gli effetti cittadini di seconda classe, soprattutto se residenti nelle campagne, dove i braccianti vennero costretti a vivere in condizioni ancora più disumane di quelle esistenti prima del 1931 a causa della loro militanza politica[275]. Quiroga sosteneva che la sollevazione a Siviglia fosse stata repressa, ancora convinto che Quipo de Llano sarebbe riuscito a mantenere il possesso dell'Andalusia centrale, in realtà il generale era uno dei capi dell'insurrezione, e al comando di circa 4 000 uomini si impadronì della radio, del telefono e degli edifici amministrativi della città. innocenti del regime franchista" di Piero badaloni, Gli errori e la sconfitta della Repubblica spagnola nel 1936-39, Il senso della guerra civile spagnola, ottant'anni dopo, Recensione de "Spaniards in the Holocaust. Di fronte alla dubbia lealtà dell'esercito e della Guardia Civil, il re su consiglio dei suoi collaboratori decise spontaneamente di andare in esilio anziché rischiare di essere cacciato con la forza. La guerra civile spagnola scoppia a causa dell’insurrezione guidata dai militari di ideologia fascista che sotto la guida del generale Francisco Franco si oppongono al Fronte popolare, che aveva vinto le elezioni nella giovane Repubblica iberica. Nonostante il controllo dei comunisti e la loro effettiva competenza in campo militare, la Repubblica non fu in grado di vincere alcuna battaglia decisiva, tolta probabilmente Guadalajara, né prima né dopo il governo Negrín. A organizzarle fu il Comintern, che aveva organizzato una rete di reclutamento a Parigi e addestramento ad Albacete, sotto la guida durissima del comunista francese André Marty. Se è pur vero che inizialmente il regime di Franco fu un calco di quelli fascisti, con la stessa coreografia e gli stessi caratteri istituzionali come il culto del capo, il partito unico (il Movimiento), l'ordinamento di tipo corporativistico e così via, esso manterrà fino alla vita un'accentuata coincidenza con la persona del dittatore - da qui ad esempio l'accezione "franchista" in relazione al tipo di dittatura - e un tratto di costante superiorità dell'elemento militare su quello civile.

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