I volontari mandati dagli schieramenti alleati repubblicani spagnoli aiutano a respingere l’offensiva dei franchisti a Madrid. Di fronte alla dubbia lealtà dell'esercito e della Guardia Civil, il re su consiglio dei suoi collaboratori decise spontaneamente di andare in esilio anziché rischiare di essere cacciato con la forza. Alle 11:00 del mattino del 19 Goded arrivò a Barcellona da Maiorca già in mano agli insorti, e si recò alla Capitanía, sede del comando militare della città. Ma l'incapacità di Primo de Rivera di sfruttare l'andamento economico e costruire un sistema politico alternativo alla decrepita monarchia lo portarono ad alienarsi le simpatie dei borghesi che in origine l'avevano sostenuto. La fucilazione dei contadini-miliziani catturati venne beffardamente soprannominata «la riforma agraria». Le città, clericali e conservatrici di León e della vecchia Castiglia - Burgos, Salamanca, Zamora, Segovia e Avila - caddero senza combattere, ma ai generali Saliquet e Ponte occorsero ben ventiquattr'ore di combattimenti per aver ragione dei ferrovieri socialisti di Valladolid. Il 26 novembre emanò un ordine generale in cui sottolineava che la vittoria sull'Ebro spianava la strada all'annientamento totale delle forze nemiche, e su un fronte che circondava la Catalogna dalla foce dell'Ebro ai Pirenei venne schierato un esercito immenso, e la data dell'attacco fu fissata per il 23 dicembre[237]. Solo a questo punto ci si rese conto che la Spagna si trovava di fronte ad una guerra civile anziché ad un colpo di Stato contrastato con la forza, e l'insuccesso della Repubblica nel soccorre gli insorti fece in modo che il governo legittimo si trovasse coinvolto in un tipo di combattimenti a cui non era preparata, in cui per vincere erano necessarie qualità che in un primo tempo non possedeva[141]. Naturalmente la propaganda nazionalista fece di tutto per diffondere la convinzione che le stragi repubblicane facessero parte di una strategia del governo, sventolando la minaccia del «terrore bolscevico» e dell'imminente instaurazione di una dittatura «rossa». Il 23 novembre l'avanzata nazionalista si era ormai esaurita, le forze repubblicane assieme alle Brigate e allo stoicismo della popolazione madrilena riuscirono a fermare l'Armata d'Africa nei pressi della Città universitaria, a pochi chilometri dal centro città, e Miaja divenne un eroe popolare anche grazie all'uso propagandistico che il PCE fece della sua figura. Anche tra i "brigatisti" la voglia di combattere non era più quella di un tempo, e l'arrivo di nuovi volontari calava progressivamente tanto da non consentire più adeguati avvicendamenti al fronte, così anche tra le fila delle Brigate internazionali crebbero i casi di indisciplina e diserzione. Il capo del governo, Santiago Casares Quiroga, incapace di trovare una soluzione alla crisi, si dimise due giorni dopo l'inizio del colpo di Stato a favore di Diego Martínez Barrio. Fu il terrore delle rappresaglie nazionaliste a trattenere i repubblicani sui campi di battaglia[236]. Quello del 1936-39 fu il quarto conflitto intestino in cento anni, e in questo periodo sul territorio spagnolo andarono a definirsi ragioni strutturali, sociali e politiche che con un processo graduale portarono a una divisione in due blocchi sociali grossolanamente antagonisti[8]. I risultati delle elezioni furono un'amara delusione per il PSOE, che conquistò appena 58 seggi contro i 115 del CEDA e i 104 dei radicali di Lerroux. Nella prima settimana di agosto il ponte aereo tra il Marocco e Siviglia entrò a pieno régime, e in dieci giorni furono trasportati 15 000 uomini, mentre dal 7 agosto grazie alla copertura aerea italiana[109], Franco iniziò a far sbarcare uomini in Spagna attraverso un piccolo varco aperto nello sbarramento navale. Furono tutte mosse calcolate che permisero a Franco di emarginare i generali più ambiziosi, cosicché Kindelán fu inviato alle Baleari come governatore, luogo in cui avrebbe trovato molte difficoltà a cospirare contro Franco, mentre a Yagüe fu affidato un incarico nel quale difficilmente avrebbe avuto successo, rendendolo poco credibile come eventuale portabandiera per i falangisti. Praticamente nessuno nel governo repubblicano credeva nella possibilità di difendere Madrid, nemmeno Caballero o lo stesso Miaja, che pensavano che la capitale sarebbe caduta in mano ai ribelli in meno di una settimana. I sindacati anarchici, soprattutto la Federación Nacional de Trabajadores de la Tierra (FNTT) e la CNT (sempre più egemonizzata dalla Federación Anarquista Ibérica - FAI, un'organizzazione segreta che si premuniva di mantenere la purezza ideologica del movimento) fuori dal governo, proclamarono decine di scioperi che spesso venivano repressi nel sangue. L'atteggiamento dei militari rispecchiava la speranza di ampi settori delle classi agiate, cioè che sacrificando il re si potesse arginare il desiderio di cambiamento della borghesia progressista e della sinistra. Un primo segno di crollo morale si vide dopo la rotta di Teruel, quando si registrarono casi in cui l'esercito si ritirò senza combattere, e in seguito com e riflesso di una crescente sfiducia si fecero più frequenti casi di renitenza alla leva, soprattutto in Catalogna dove un numero sempre più rilevante di giovani preferì scappare sulle montagne o imboscarsi nelle città. Le più importanti frange «catastrofiste» erano: i Carlisti di Manuel Fal Conde, che raggruppavano anti-modernisti fautori di una teocrazia governata da sacerdoti-guerrieri, forti nella Navarra e dotati di una milizia fanatica, il Requeté; i monarchici alfonsini di Antonio Goicoechea, che con il loro quotidiano Acción Espagñola e il loro partito Renovación Española finanziavano l'estrema destra spagnola; e la formazione dichiaratamente fascista della Falange Española guidata da José Antonio Primo de Rivera (figlio del dittatore Miguel Primo de Rivera), finanziata direttamente da Benito Mussolini, che rappresentò il braccio armato delle forze monarchiche, cattoliche e di estrema destra[34]. Non si comprese che il pericolo era più a Sud, e si lasciò che le improvvisate formazioni di miliziani inesperti affrontassero i professionisti dell'Armata d'Africa, che in tre mesi percorsero oltre quattrocento chilometri dallo stretto di Gibilterra a Madrid, lasciando dietro di sé una scia di sangue che intimorì notevolemte le impreparate truppe repubblicane, con ovvie conseguenze sul morale dei difensori[278]. La battaglia venne affrontata dalla Repubblica nelle migliori condizioni possibili: il governo Negrín aveva il massimo dei consensi, il territorio repubblicano da poco privato delle provincie basche, era unito e privo di spinte indipendentiste, mentre i comunisti erano saldamente al comando dell'organizzazione militare. La guerra è finita»[244]. A Miranda de Ebro e San Pedro de Cardeña furono attrezzati campi speciali per i combattenti delle Brigate internazionali, molti dei quali furono inviati a ricostruire Belchite. «Le autorità repubblicane non erano preparate a darci le armi, perché avevano più paura dei lavoratori che dell'esercito». Ma fu una pia illusione; contattato al telefono da Barrio per una richiesta di pace, Mola rispose che non era affatto possibile. Politicamente, da parte repubblicana, la battaglia dell'Ebro fu quella che la Repubblica poté affrontare con le migliori condizioni dall'inizio della guerra; il governo Negrín aveva raggiunto il massimo dell'autorità dato che nessun centro di potere autonomo era rimasto in piedi nella zona repubblicana: con la caduta del Nord erano spariti il governo autonomo basco, la Junta di Santander e il Comitato sovrano delle Asturie; il Consiglio d'Aragona era stato sciolto e il governo catalano era ormai praticamente esautorato. Era il 17 luglio 1936 ed era l'inizio della Guerra Civile Spagnola. In Spagna la reazione fu aspra: venne incaricata una commissione d'inchiesta ma il nuovo capitano-generale della Catalogna, Miguel Primo de Rivera, il 23 settembre 1923 fece un pronunciamento nominandosi dittatore, con Alfonso XIII che assecondò il golpe e venne nominato capo dello Stato. Dal 12 novembre erano inoltre iniziati i bombardamenti sistematici sulla capitale da parte della Legione Condor, ma l'impatto dell'arma aerea sulle operazioni fu di fatto trascurabile, con i tedeschi ansiosi soprattutto di misurare le distruzioni dei bombardamenti aerei su un'area urbana piuttosto che supportare le truppe di terra[167]. Benché Brunete fosse un obiettivo di importanza secondaria, Franco - conformemente alla sua visione ottocentesca della guerra e al fatto che dava peso più alle ripercussioni politiche che a quelle militari - si decise a non cedere nemmeno un millimetro di terreno, preferendo ritardare la campagna del Nord piuttosto che dare alla Repubblica l'occasione di riportare una vittoria, che comunque sarebbe stata più che altro propagandistica[189]. Ciò creò una spaccatura nell'opinione pubblica francese che accese le proteste della stampa di destra, che accusò violentemente il governo di Blum di volere una guerra con la Germania, tanto che anche un moderato come lo scrittore cattolico François Mauriac minacciò il governo dalle pagine di Le Figaro con una lettera che concludeva «Fate attenzione, noi non vi perdoneremmo mai questo crimine». Tra queste misure, la più famosa rimane l'allontanamento di migliaia di figli da famiglie "sospette", che nel 1943 portò ben 12 043 bambini a essere sottratti alle proprie famiglie per essere consegnati all'Auxilio Social falangista, a orfanotrofi, a organizzazioni religiose o a famiglie scelte che si occupavano dell'indottrinamento delle nuove generazioni[273]. Ai primi di maggio l'offensiva sull'Ebro fu fermata, e per convincere i tedeschi - molto contrariati per questa lentezza - a non lasciare la Spagna, Franco moltiplicò le concessioni minerarie al Reich, mentre Mussolini sgomento della lentezza di Franco, dopo aver minacciato di ritirare 10 000 uomini, ne inviò altri 6 000 con decine di aerei per dare nuovo vigore alle forze nazionaliste. Come le voci di gente uccisa solo perché vestita in modo troppo borghese furono essenzialmente imputabili a un inevitabile complesso di persecuzione del ceto borghese. Quiroga era un uomo debole e malato, e la sua unica soluzione agli scioperi e all'occupazione delle terre dei contadini, fu quella di inviare la Guardia Civil a difendere gli agrari.[55]. Il partito antistalinista si scontra contro i comunisti dell’esercito repubblicano, questi ultimi avranno la meglio. Il nuovo governo attuò nuove riforme e ne confermò alcune di quelle avviate durante il periodo di governo provvisorio. Da una parte il triangolo tra liberismo, comunismo e fascismo che si era profilato alla fine della Grande Guerra, con i diversi sistemi di alleanze che ne derivarono e la possibilità, da parte di larga parte degli intellighenzia, di ritirarsi in una comoda posizione di osservatrice, si ridusse ora in uno scontro tra fascismo e antifascismo che polarizzò il campo intellettuale[130]. La creazione tramite decreto di questo partito unico e l'auto-conferimento del potere di nominare per diritto metà dei membri del Consejo Nacional - i quali, a loro volta avrebbero nominato l'altra metà - conferì di fatto a Franco il potere assoluto sulla Spagna nazionalista. Voi siete la storia. Con la vittoria dei nazionalisti migliaia di repubblicani che non vollero o non poterono rifugiarsi all'estero ripararono sulle montagne della Spagna, e lì continuare a combattere contro il franchismo. Il successo della strategia «accidentalista» fu più che mai evidente e il «catastrofismo» fu temporaneamente accantonato[43]. La prima nave sovietica carica di armi - il Komsomol - attraccò a Cartagena il 15 ottobre 1936, mentre Italia e Germania era da almeno due mesi e mezzo che inviavano sistematicamente materiale bellico ai ribelli. Via via le comunità nei campi si diedero un'impronta di vita civile, nel campo di Argelès-sur-Mer sorse un mercatino, un'osteria, e con discrezione funzionava un bordello, "la casa de la Sevillana", dove cinque prostitute avevano ripreso la vecchia professione, mentre molti rifugiati ricevevano dalle organizzazioni di aiuto repubblicane piccole somme in denaro, che molti integravano lavorando presso i francesi o vendendo oggetti di loro produzione, fatti con i materiali più disparati[245]. Quel blocco comprendeva le grandi zone cerealicole, ma i principali centri industriali rimanevano in mano della Repubblica. Così facendo la Chiesa spagnola non solo diede ai nazionalisti una causa ideale e spirituale, e non solo le garantirà il pieno sostegno dell'autorità papale e dello Stato Vaticano, ma garantirà una base di consenso di massa per il regime e una riserva continua di fedeli pronti a combattere nelle file nazionaliste. Ma la demoralizzazione penetrava profondamente anche fra le truppe repubblicane. La data è stata ufficializzata nel 1981 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Contro queste posizioni insorsero per fratellanza ideologica le forze progressiste, che promossero raccolte di fondi, e molte personalità culturali, religiose e politiche, che non potevano essere etichettate di sinistra, quali l'arcivescovo di Parigi, il presidente della Croce rossa francese, premi Nobel e scrittori famosi[245]. Nonostante fosse convinto che le classi lavoratrici dovessero governare da sole, Largo Caballero finì per accettare il punto di vista di Prieto, che sosteneva che per sopravvivere la Repubblica aveva bisogno di un esecutivo sorretto sia da partiti operai, sia dalla classe media repubblicana. Franco mirò a una specie di autarchia con la precedenza alle esigenze militari, in vista di un coinvolgimento nella guerra europea, così i dirigenti si trovarono di fronte a una forma di dirigismo da caserma, dove poterono controllare gli operai, allungarne l'orario lavorativo e abbassare i salari senza alcun rischio, dato che gli scioperi erano stati messi fuori legge[251]. La destra, le cui casse erano piene, si coalizzò nel Frente Nacional Contrarrevolucionario, la cui campagna elettorale si ispirò ai manifesti di propaganda nazisti anti-marxisti, mentre la nuova coalizione di sinistra - il Frente Popular - impostò la sua campagna sulla minaccia del fascismo. Ma non tutti i volontari giunti in Spagna erano comunisti; nonostante la propaganda franchista - e successivamente quella anticomunista statunitense - ha spesso cercato di dipingere i volontari come semplici burattini di Mosca, questi in realtà erano soprattutto animati dall'idealismo della lotta contro il fascismo, e non erano al corrente dei crimini stalinisti in Unione Sovietica. La repubblica spagnola chiese anche l'aiuto della Francia, guidata da Blum. Quest'ultimo riparò in Francia nel 1950; Facerías si rifugiò in Italia si rifugiò in Italia nel 1952 prima di tornare a Barcellona nel 1957 dove venne ucciso dalla polizia segreta franchista; mentre Llopart fu catturato e ucciso a Gerona nel 1960 e Capdevila subì la stessa sorte nel 1963[289]. Il 14 novembre arrivò a Madrid anche la colonna del leggendario combattente anarchico Buenaventura Durruti, che perse la vita la settimana successiva in circostanze ancora oggi poco chiare. Demoralizzato, Azaña si dimise, e il governo fu affidato a Santiago Casares Quiroga. Il panorama che offriva la Spagna repubblicana nelle prime settimane dopo il golpe era dunque variegato e fragile; in Catalogna Companys, cooperando con gli anarchici creò il Comité Central de Milicias Antifascistas, che mantenne in vita la Generalitat; similmente avvenne nei Paesi Baschi, dove a San Sebastían si costituì una Junta de Defensa de Guipúzcoa a cui parteciparono anarchici, comunisti e militanti del PNV, che allestirono la difesa della regione contro le forze carliste della vicina Navarra. La sanguinosa battaglia dell'Ebro raggiunse dunque l'obiettivo di distogliere Franco dall'attacco di Valencia, ma i leader nazionalisti sapevano che la superiorità materiale alla lunga avrebbe ribaltato la situazione, così Franco accettò di condurre la logorante battaglia consapevole di poterselo permettere, mentre il «duro colpo» con cui Rojo prevedeva di fiaccare il morale degli avversari non avvenne, e anzi, l'esercito repubblicano subì un tale logorio umano e materiale dal quale non poté più riprendersi, e continuò a resistere per il resto della guerra in pratica solo per la paura delle rappresaglie nazionaliste[284]. Nacquero quotidiani stampati con mezzi di fortuna come la Voz de los Españoles di ispirazione comunista e il Buletin de los antifascistas descontentos de los campo internacionales di ispirazione anarchica[245]. Se è pur vero che inizialmente il regime di Franco fu un calco di quelli fascisti, con la stessa coreografia e gli stessi caratteri istituzionali come il culto del capo, il partito unico (il Movimiento), l'ordinamento di tipo corporativistico e così via, esso manterrà fino alla vita un'accentuata coincidenza con la persona del dittatore - da qui ad esempio l'accezione "franchista" in relazione al tipo di dittatura - e un tratto di costante superiorità dell'elemento militare su quello civile. A metà novembre, nonostante fosse ancora attirato da Madrid, Franco su pressione dei suoi consiglieri decise di concentrare il suo prossimo attacco nel punto più debole della Repubblica, ossia la Catalogna. Il governo nazionalista del paese è riuscito a creare un esercito unificato, molto efficiente e disciplinato. In quell'occasione Dolores Ibarruri, "la Pasionaria", tenne un discorso commovente e commosso: «Compagni delle Brigate internazionali! L'8 gennaio, Domingo Rey d'Hancourt, il comandante della guarnigione nazionalista investita dall'offensiva repubblicana, si arrese, e divenne il capro espiatorio per i nazionalisti, così la riconquista di Teruel divenne una questione di principio per Franco. L'attacco anticipò di pochi giorni l'offensiva nazionalista contro Guadalajara, e i consiglieri italo-tedeschi, assieme allo stato maggiore di Franco, suggerirono al Caudillo di abbandonare il fronte di Teruel e portare avanti il piano verso Madrid, dato che la caduta della capitale avrebbe abbreviato certamente la guerra civile mentre la perdita di Teruel sarebbe stata strategicamente irrilevante. D'altro canto lo stesso pontefice Papa Pio XII, salito alla guida della Chiesa di Roma un mese prima della fine della guerra, celebrò la vittoria di Franco con un messaggio radiofonico «ai figli dilettissimi della cattolica Spagna» per felicitarsi «per il dono della pace e della vittoria, con cui Dio si è degnato di colmare l'eroismo cristiano della vostra fede e carità». La guerra di Spagna forgiò in anticipo quello schieramento di forze che, pochi mesi dopo la vittoria di Franco, si sarebbe riproposto su scala globale[129]. In totale 250 persone persero la vita durante l’azione. Il 27 agosto 1931 il socialista Luis Jiménez de Asúa presentò la nuova Costituzione che all'articolo 1 recitava «La Spagna è una repubblica di lavoratori di tutte le classi sociali», che venne approvata definitivamente il 9 dicembre; era democratica, laica, riformatrice e liberale in materia di autonomia regionale e spaventò a morte i ricchi, il clero e l'esercito. Franco, che ormai poteva contare sulla leva di massa non dava importanza alle perdite e ordinò di continuare a spingere, e lentamente ma inesorabilmente le forze franchiste continuavano ad avanzare. Il 19 maggio 1939 a Madrid si tenne la grande parata della vittoria, alla quale parteciparono oltre 120 000 soldati, compresi legionari, falangisti, regulares, requetés, con artiglieria e carri armati in larga parte di produzione italiana e tedesca. Lo seguirono tre giorni dopo lo stesso Negrín e il generale Rojo, mentre le forze repubblicane superstiti nel centro della Spagna furono affidate a Miaja.