La situazione politica e sociale è molto tesa, e nel 1934, per reprimere i moti insurrezionali dei minatori, la legione straniera comandata dal “generalissimo” Francisco Franco interviene sul fronte dei rivoluzionari. Questo tuttavia non impedì al generalissimo di sacrificare la vita dei suoi soldati in azioni di dubbio valore strategico, come sanguinose controffensive, in particolare a Brunete, per riconquistare ogni singolo centimetro di terreno perduto coerentemente alla sua visione politica vendicativa che mirava ad annientare totalmente il repubblicanesimo. Ma i piani di Rojo, seppur validi a livello tattico, non avevano una direzione politico-militare concreta e nessun obiettivo se non quello temporaneo di distogliere truppe nazionaliste dall'avanzata di Valencia; mancava dunque un obiettivo strategico di più ampia portata che sarebbe stato possibile solo con una coordinazione con l'esercito del Centro di Miaja, il quale avrebbe dovuto attuare una prospettata (ma mai seriamente considerata) avanzata in Estremadura in modo tale da spezzare in due il territorio franchista e invadere l'Andalusia[283]. Di lì, infatti, vennero prima i soldati mercenari che avrebbero cambiato il rapporto di forze: marocchini e legionari, poi, lì, l'intervento nazista e fascista concentrerà i suoi maggiori sforzi, con lo sbarco di materiale e truppe. Entrambi i contendenti lasciarono sul terreno migliaia di uomini: i nazionalisti ebbero circa 65 000 morti e 30 000 feriti, ma la Repubblica aveva perso la quasi totalità dell'Esercito dell'Ebro e non avevano alcuna possibilità di sostituire le perdite umane e materiali; l'ultima offensiva repubblicana si era conclusa con la decisiva vittoria dei nazionalisti[225]. [92], I nazionalisti denunciarono l'eliminazione di 20 000 ecclesiastici; in seguito abbassarono questa cifra a 7 937, ma anche questa era in eccesso di oltre un migliaio. Il partito antistalinista si scontra contro i comunisti dell’esercito repubblicano, questi ultimi avranno la meglio. Sul campo c'erano cinque corpi d'armata spagnoli e cinque divisioni italiane. L'11ª Brigata o Colonna internazionale, al comando del generale sovietico Emilio Kléber, assieme al 5º Reggimento del partito comunista e l'11ª Brigata repubblicana, permisero a Miaja di coinvolgere nella difesa della città forze consistenti[163]. Quest'ultimo riparò in Francia nel 1950; Facerías si rifugiò in Italia si rifugiò in Italia nel 1952 prima di tornare a Barcellona nel 1957 dove venne ucciso dalla polizia segreta franchista; mentre Llopart fu catturato e ucciso a Gerona nel 1960 e Capdevila subì la stessa sorte nel 1963[289]. L'avanzata estiva dei nazionalisti palesò l'inadeguatezza del governo Giral, che si era trovato nell'assurda situazione di presiedere un gabinetto che rappresentava solo in piccola parte le forze politiche della Repubblica e del Fronte Popolare. I difensori furono colti di sorpresa dall'intensità del fuoco d'artiglieria a disposizione dei franchisti e dall'abilità delle truppe nordafricane di muoversi in campo aperto, ma dopo un primo sbandamento riuscirono a ricompattarci e a offrire una strenua difesa. La sera del 18 luglio Companys, presidente della Generalitat, si rifiutò di armare la CNT, ma gli anarchici ben consapevoli di cosa gli sarebbe successo se l'esercito avesse conquistato la città, non stettero a guardare, e durante la notte i consigli di difesa proseguirono i preparativi al combattimento. Prieto aveva già in mano un programma molto dettagliato di riforme e misure drastiche per contenere la destra, ma entrambi dipendevano dalla decisione di Largo Caballero - che deteneva il controllo in ampi settori del movimento socialista - il quale ingenuamente convinto che in caso di una rivolta della destra le masse operaie si sarebbero sollevate consegnando il potere al PSOE, non accettò di appoggiare il governo di Azaña. I repubblicani dal canto loro, pu avendo messo in campo le Brigate internazionali, non riuscirono ad attestarsi su una linea difensiva continua, perché, credendo ai consiglieri militari sovietici, si erano convinti che l'offensiva in Aragona fosse un'azione diversiva, e così ritirarono in ritardo le loro truppe dal fronte di Guadalajara e non osarono sguarnire la difesa aerea di Madrid[209]. I secondi invece attuarono una opposizione radicale alla Repubblica, che ritenevano dovesse essere abbattuta con una grande insurrezione. Nel biennio successivo, che divenne noto come bienio negro, la politica spagnola subì una brutale trasformazione. Fra i repubblicani alcuni avevano tentato di salpare da Alicante per raggiungere disperatamente i porti del Mediterrano, altri preferirono suicidarsi piuttosto che cadere nelle mani dei Falangisti, mentre per quanti erano riusciti a raggiungere la frontiera con la Francia prima della caduta della Catalogna si aprì il nuovo dramma dei campi di raccolta francesi. La guerra civile, così, divenne uno scontro europeo tra fascisti e non. Roosevelt si inchinò alla lobby della destra cattolica che paventava il pericolo comunista, e il 7 agosto il segretario di Stato William Philips annunciò che gli USA si sarebbero «scrupolosamente astenuti da qualsiasi ingerenza nella sfortunata situazione spagnola», e pochi giorni dopo usò per la prima volta la formula dello «embargo morale» sulla vendita di armi alla Repubblica, definendolo un mezzo per conservare la pace mondiale. L'alone di terrore che circondava l'avanzata dei regulares marocchini e dei legionarios fu una delle armi più potenti a disposizione dei nazionalisti in quel primo periodo di guerra; alla conquista di ogni grande città seguiva il massacro di prigionieri e la violenza sulle donne. Il terrore ebbe un ruolo cruciale nell'azione dei nazionalisti, lo stesso Mola si rivolse alle sue truppe esortandole con le seguenti parole: «Ricordate che la nostra azione dovrà essere molto violenta per domare al più presto un nemico forte e ben organizzato. La battaglia si prolungò, con enormi perdite per entrambi gli schieramenti e con esito alterno fino al 7 febbraio 1938, quando i nazionalisti sfondarono le linee repubblicane e guadagnarono molto terreno nelle due settimane seguenti, riconquistando Teruel il 22 febbraio e catturando oltre 15 000 repubblicani, tonnellate di materiale bellico e incuneandosi pericolosamente in Aragona[205]. Il fatto che gli anarco-sindacalisti della CNT andassero contro il loro principio di rifiuto dello Stato per accorrere in aiuto della Repubblica, dava la misura della gravità della situazione. Guerra civile spagnola: il contesto politico Le cause dello scoppio della guerra civile spagnola hanno radici profonde e antiche che partono dall’ascesa al trono di Alfonso XIII nel 1902, sovrano che, grazie alle sue manovre politiche, favorì l’integrazione di movimenti rivoluzionari e socialisti fra le classi popolari. Ragioni politiche, ragioni di stato, il bene di quella stessa causa per cui avete offerto il vostro sangue con illimitata generosità, costringono alcuni di voi a tornare in patria, altri a prendere la via dell'esilio. Ma con la fine della guerra finì anche il miracolo economico, e la disoccupazione tornò a salire assieme al risentimento sociale, e mentre gli industriali poterono accumulare enormi profitti, gli operai risentirono dell'inflazione galoppante; fra il 1913 e il 1918 i prezzi raddoppiarono mentre i salari aumentarono del 25%[16]. Questa volta il centro-sinistra si presentò in ordine sparso, mentre la destra riuscì a organizzarsi grazie al lavoro di Gil-Robles, il quale riuscì a coalizzare i gruppi «accidentalisti» e «catastrofisti» sotto l'egida del CEDA, potendo inoltre contare sui cospicui aiuti finanziari dei ricchi agrari come Juan March. Circa 250 000 detenuti, secondo i dati del ministero di Giustizia, vennero poi distribuiti in carceri che avevano posto soltanto per 20 000, con evidenti problemi di sovraffollamento che causarono migliaia di morti per epidemie, suicidi e inedia[271]. LA GUERRA CIVILE SPAGNOLA La grave crisi del 1929 si abbattè con forza sulla Spagna. Caduta Bilbao i nazionalisti incontrarono ben poca resistenza nel prosieguo della campagna del Nord, l'unico ostacolo alla loro avanzata era l'esasperata lentezza di Franco, che, secondo Kindelán, rischiava di lasciarsi sfuggire l'opportunità di compiere una campagna lampo in tutto il settentrione. E molti dei comandanti delle Brigate, nel dopoguerra divennero protagonisti dei governi comunisti e filo-comunisti nell'Est Europa, come i tedeschi Walter Ulbricht e Friedrich Dichel, il ceco Klement Gottwald, l'albanese Enver Hoxha, lo jugoslavo Josip Broz ("Tito") e altri.[137]. Anzi, la caduta di Caballero aveva dato speranze al binomio Azaña-Prieto che contavano in Negrín per un ritorno al sistema liberal-democratico, e per realizzare questo disegno Azaña contava in una nuova disponibilità di Francia e Gran Bretagna a sostituirsi all'Unione Sovietica nel sostegno militare e politico alla Repubblica. Lo scontro politico all'interno della Repubblica si radicalizzò nel maggio 1937 con l'insediamento del governo Negrín, che se da una parte spense gli entusiasmi rivoluzionari degli anarchici e dei sindacati di CNT/FAI e UGT, dall'altra diede ai comunisti la possibilità di centralizzare la produzione militare e la conduzione della guerra. Il 14 novembre arrivò a Madrid anche la colonna del leggendario combattente anarchico Buenaventura Durruti, che perse la vita la settimana successiva in circostanze ancora oggi poco chiare. Il 27 marzo le forze nazionaliste fecero il loro ingresso a Madrid in un silenzio spettrale, accolte solo dai militanti nazionalisti della quinta colonna madrilena, e nei giorni seguenti caddero Alicante, Jaén, Cartagena, Cuenca, Guadalajara, Ciudad Real e così via, fino al 31 marzo, giorno in cui tutta la Spagna era ormai sotto il dominio nazionalista. Fare informazione, per noi, non è solo un lavoro ma è amore per la verità. L'offensiva di Mola ebbe inizio il 31 marzo con il bombardamento delle città di Elorrio e di Durango, nelle retrovie del fronte, vennero sottoposte a violenti incursioni a ondate successive di bombardieri Ju 52 e S.M.81 partiti da Soria. Tra questi opposti si inserì una terza forza politica che destabilizzò ulteriormente il conflitto interno alla Repubblica; il PCE, che da partito irrilevante fino al giugno 1936, divenne via via una forza politica sempre più importante[279]. Franco mirò a una specie di autarchia con la precedenza alle esigenze militari, in vista di un coinvolgimento nella guerra europea, così i dirigenti si trovarono di fronte a una forma di dirigismo da caserma, dove poterono controllare gli operai, allungarne l'orario lavorativo e abbassare i salari senza alcun rischio, dato che gli scioperi erano stati messi fuori legge[251]. E con il CTV in fase di riorganizzazione, i tedeschi esclusero di fatto i comandi italiani dalle decisioni operative nella campagna del Nord, con soddisfazione di sia loro sia dei comandi spagnoli che vedevano gli italiani come alleati ingombranti e meno preparati dei tedeschi, che al contrario riuscirono ad assicurarsi la fiducia quasi totale di Franco e Mola[181]. - Seguirono anni di scontri molto violenti tra le forze della sinistra e i conservatori. La commissione per la riforma agraria precedette la lottizzazione dei possedimenti maggiori di 56 acri e non prese alcun provvedimento per i piccoli proprietari terrieri. Vedi: Il PNV si ispirava a forti sentimenti religiosi e di obbedienza alla Chiesa, e molti sacerdoti baschi condividevano i sentimenti anti-franchisti della Repubblica, tanto che alcuni di essi, quando i nazionalisti si impossessarono dei Paesi Baschi, pagarono con la vita la loro scelta di campo. La prima unità raggiunse Madrid l'8 novembre, composta da antifascisti italiani e tedeschi e militari britannici, francesi e polacchi, che contribuì non poco a risollevare il morale degli spagnoli e ad aiutarli nell'uso delle armi. Il panorama che offriva la Spagna repubblicana nelle prime settimane dopo il golpe era dunque variegato e fragile; in Catalogna Companys, cooperando con gli anarchici creò il Comité Central de Milicias Antifascistas, che mantenne in vita la Generalitat; similmente avvenne nei Paesi Baschi, dove a San Sebastían si costituì una Junta de Defensa de Guipúzcoa a cui parteciparono anarchici, comunisti e militanti del PNV, che allestirono la difesa della regione contro le forze carliste della vicina Navarra. Politicamente, da parte repubblicana, la battaglia dell'Ebro fu quella che la Repubblica poté affrontare con le migliori condizioni dall'inizio della guerra; il governo Negrín aveva raggiunto il massimo dell'autorità dato che nessun centro di potere autonomo era rimasto in piedi nella zona repubblicana: con la caduta del Nord erano spariti il governo autonomo basco, la Junta di Santander e il Comitato sovrano delle Asturie; il Consiglio d'Aragona era stato sciolto e il governo catalano era ormai praticamente esautorato. [118], Questa linea di condotta fu dettata principalmente dai disegni aggressivi di Hitler sui territori sovietici, per cui Stalin non solo desiderava stringere alleanze con Francia e Gran Bretagna, ma si premurò anche di non compiere alcun gesto che potesse irritare Hitler. La reazione di Franco fu quella che Rojo sperava, ma dopo il successo iniziale l'avanzata della fanteria repubblicana lungo un terreno piatto, privo di alberi, sotto il rovente sole estivo, si esaurì troppo rapidamente. Soluzione, questa, ampiamente scartata da vasti pezzi di società spagnola ormai assuefatti allo scontro storico con la reazione. In Francia l'iniziale sostegno del Primo Ministro socialista Léon Blum, sostenuto dal suo ministro dell'Aeronautica il radicale Pierre Cot, portò a vendere ai repubblicani un piccola aliquota di caccia e bombardieri, ma la notizia fu resa pubblica dai diplomatici dell'ambasciata spagnola a Parigi che si erano dimessi per il loro sostegno alla causa nazionalista. Tutte speranze che si rivelarono vane dopo l'emanazione, il 13 febbraio 1939, della «legge sulle responsabilità politiche» con la quale Franco imputava ai repubblicani il crimine di aver appoggiato la Repubblica «illegittima», con effetto retroattivo a partire dall'ottobre 1934. Ma l'armata stanziata in Africa ebbe bisogno di alcune settimane per trasferirsi sul territorio spagnolo, tempo in cui le forze repubblicane poterono coordinarsi e rinforzarsi; in tal modo l'alzamiento si trasformò in una logorante guerra civile che sconvolse il paese per quasi tre anni, fino al marzo 1939, quando Francisco Franco - che nel frattempo assunse la guida politica e militare di tutte le forze nazionaliste - entrò nella capitale Madrid, sancendo la fine della guerra civile e dando inizio a una feroce repressione politica che insanguinò la Spagna per molti anni[5]. Scontri di piazza e attentati contro singole personalità politiche si susseguirono; in questo clima politico Prieto sembrava l'unico a capire che imporre dei mutamenti rivoluzionari avrebbe spinto definitivamente la borghesia nelle braccia dell'estrema destra, e occorreva un programma di riforme rapido ed efficace, mentre Largo Caballero soffiava sulla fiamma dell'insurrezione, profetizzando nei suoi discorsi il trionfo della rivoluzione della sinistra. Ma l'incapacità di Primo de Rivera di sfruttare l'andamento economico e costruire un sistema politico alternativo alla decrepita monarchia lo portarono ad alienarsi le simpatie dei borghesi che in origine l'avevano sostenuto. Le tre sconfitte di Belchite, Brunete e Teruel dimostrarono in modo inoppugnabile che la superiorità materiale permetteva ai ribelli di avere sempre e comunque la meglio sul coraggio dei repubblicani e sui brillanti piani di Rojo. Nel frattempo nelle campagne la situazione continuava a degenerare nella violenza. Non amo la guerra; ma ciò che mi ha sempre fatto orrore nella guerra, è la situazione di quelli che si trovano nelle retrovie. Il forte vento fece precipitare due dei dodici aerei, uno in mare e uno in territorio del Marocco francese, e a quel punto, nonostante Ciano negasse con forza l'evidenza, il coinvolgimento italiano divenne di dominio pubblico[104][105][N 4]. L'unico partito di massa in grado di contrastare la destra, in pratica era paralizzato, e Quiroga non era in grado di sciogliere la matassa. Le esecuzioni nazionaliste infatti si protrassero praticamente per tutta la durata del regime franchista, le ultime fucilazioni di oppositori politici avvennero il 27 settembre 1975; quel giorno Franco - che sarebbe morto meno di due mesi dopo - firmò l'esecuzione di Juan Paredes e Ángel Otaegui dell'ETA e di José Luis Sánchez Bravo, Ramón García Sanz e Humberto Baena del FRAP. Quando la rivolta scoppiò in Marocco nel pomeriggio del 17 luglio 1936 il primo ministro Casares Quiroga, anziché impartire rapide e decisive disposizioni per stroncare la rivolta, diede le dimissioni, creando un vuoto di potere in un momento delicatissimo. Una posizione non rivoluzionaria (ampiamente negata peraltro dagli stessi dirigenti a Mosca che non volevano incrinare i rapporti con le democrazie occidentali in prospettiva di una coalizione antifascista), ma che divenne quella più credibile in seno alla Repubblica e tra la popolazione, che aveva disperato bisogno di forze credibili capaci di dirigere la lotta contro i franchisti[279]. Per le opere pubbliche vennero poi utilizzati i migliaia di prigionieri di guerra repubblicani, e il finanziamento di queste opere da parte delle banche spagnole creò uno stretto rapporto tra le cinque principali banche spagnole e il regime franchista: in cambio della loro cooperazione vennero protette dalla concorrenza - non vennero aperte nuove banche fino al 1962 - e ottennero notevole potere economico accumulando profitti basati sullo sfruttamento dei prigionieri di guerra e sul controllo statale dei salari[253]. A più riprese la Spagna aveva tentato di adeguare la realtà politica alla realtà sociale, introducendo riforme radicali, specie in campo agrario, e una diversa distribuzione della ricchezza. Pur non essendo disposto a tanto, Zamora non ebbe l'accortezza di non affidare l'incarico all'incendiario Gil-Robles, perché sospettoso delle ambizioni di tipo fascista del leader del CEDA, ma al radicale Alejandro Lerroux, che però non potendo fare a meno dei voti della CEDA ne divenne succube. Tra aprile e maggio gli eventi precipitarono: Azaña e Prieto tramarono per togliere di mezzo Zamora, che con il suo conservatorismo interferiva continuamente con l'operato del governo, e il 10 maggio il repubblicano Azaña venne eletto Presidente della Repubblica e Prieto Primo Ministro. La goccia che fa traboccare il vaso e che determina lo scoppio della guerra civile spagnola è il fallimento delle elezioni del ’36 che vedono la sinistra come protagonista e che porterà all’insurrezione delle truppe di stanza del Marocco e alla conseguente guerra. Alla fine del 1937 però rimanevano ancora autonome le milizie anarchiche in Catalogna[162]. Fu un massacro tremendo, ma in seguito elementi cattolici progressisti dichiararono che non fu peggiore dell'uccisione di elementi di sinistra da parte dei nazionalisti nel nome di Dio. Il governo repubblicano fugge La Gran Bretagna aveva inoltre forti interessi commerciali con la Spagna, con notevoli investimenti nel settore minerario, nel settore tessile e nella produzione di sherry, olio di oliva e sughero, e il mondo finanziario britannico simpatizzava apertamente con i nazionalisti e gli agrari spagnoli, i quali avrebbero garantito un mantenimento dello status quo, messo invece a rischio dalla volontà dei socialisti spagnoli di collettivizzare le terre a favore dei bracciati. La Falange da piccolo gruppo di fanatici nazionalisti che predicavano il culto della violenza, divennero così una milizia ben armata che si rifaceva decisamente ai modelli nazifascisti[46]. Dal punto di vista militare la decisione di Franco fu inutile, secondo lo storico Paul Preston la sola pressione su Madrid sarebbe probabilmente bastata a distogliere le truppe repubblicane dall'assedio all'Alcázar. A maggio 1935 Gil-Robles aprì una nuova crisi, e dal rimpasto uscì il nuovo gabinetto Lerroux con ben cinque cedisti, fra cui lo stesso Gil-Robles come Ministro della Guerra[51]. Non si può comunque negare che la maggior parte della cultura spagnola scelse la Repubblica: Max Aub, Ramón J. Sender, Pablo Picasso, Joan Miró, Luis Buñuel e María Zambrano solo per citarne alcuni, mentre dall'altra parte, a fianco a personalità mediocri come José María Pemán - futura colonna portante della cultura franchista - si affiancarono poeti e scrittori legati all'aristocrazia terriera come Manuel Machado, Eugeni d'Ors, Ramiro de Maeztu, Dionisio Ridruejo, Ernesto Giménez Caballero, Gonzalo Torrente Ballester e, tiepidamente, il pittore Salvador Dalí[134]. Tra il dicembre 1936 e il febbraio 1937 sbarcarono a Cadice circa 48.000 soldati italiani inquadrati in quattro divisioni di camicie nere, che costituivano il Corpo Truppe Volontarie (CTV), mentre la Germania - alla quale fu lasciata la gestione dell'arma aerea nazionalista - inviò la Legione Condor, alla quale in diverse occasioni si aggregarono le forze aeree italiane rappresentate dal'Aviazione Legionaria durante le operazioni di bombardamento[154]. La data è stata ufficializzata nel 1981 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Una concezione simile a quella che si era vista durante la prima guerra mondiale che non portò a nulla, e che, assieme alla tendenza di concentrare eccessivamente le truppe sul fronte madrileno, quando il centro di gravità della guerra si era già sviluppato in altri settori - Aragona, Levante, Ebro, Estremadura, Catalogna - non permise una efficace disposizione delle riserve dove servivano di volta in volta[278]. Ma non tutti i volontari giunti in Spagna erano comunisti; nonostante la propaganda franchista - e successivamente quella anticomunista statunitense - ha spesso cercato di dipingere i volontari come semplici burattini di Mosca, questi in realtà erano soprattutto animati dall'idealismo della lotta contro il fascismo, e non erano al corrente dei crimini stalinisti in Unione Sovietica.