Il convegno si tenne il 4 e 5 ottobre 1985. La crisi dell'idea di nazione tra Resistenza, antifascismo e Repubblica, La repubblica delle camicie nere. titolo: italia drammatica - storia della guerra civile. Del resto, dopo l'uscita del saggio di Pavone, sono ormai in pochi, anche in ambito pubblico, a mettere in discussione quello che ormai è considerato un assunto»[161]. Secondo Massimo Luigi Salvadori, il concetto di guerra civile serviva quindi a Pisanò per «negare alla radice che da un lato vi fosse stata una creatura morta, la Repubblica dei traditori e dei servi dei nazisti, e dall'altra una creatura viva, la Resistenza, che aveva lottato per la liberazione nazionale dal nemico tedesco»[72]. L'antologia, recante in copertina una fotografia di un gruppo di partigiani armati che stanno entrando in una casa a Venezia alla ricerca di fascisti nell'aprile 1945, si apre con un'introduzione di cinque pagine di, Dalla prefazione di Bocca all'edizione 1994, p. VII, cit. L'odio è rosso. 0 with reviews - Be the first. Fu la prima volta che due popolari divulgatori, estranei all'area neofascista, espressero apertamente la convinzione che la Resistenza fosse solo uno dei tanti aspetti che caratterizzarono gli eventi occorsi in Italia tra il 1943 e il 1945. Una Storia della Resistenza, Mondadori, Milano 2013, pag. Lo storico liberale Mario Vinciguerra, in un articolo pubblicato il 24 marzo 1954 per commemorare il decimo anniversario dell'eccidio delle Fosse Ardeatine, scrisse che in quegli anni molti territori italiani si erano trovati «stretti immediatamente nella morsa della guerra combattuta tra due eserciti stranieri sul nostro suolo, ed entrambi a noi ostili; oppure della guerra civile gravida di amari odi; oppure di entrambe le guerre in intreccio vipereo»[25]. Inoltre essa si inquadrava in una più ampia guerra civile dell'Europa a difesa della propria civiltà. Non solo, ma quando questa generazione accoglieva l'idea di una più elevata giustizia sociale, questa idea era la nostra. Storia della Guerra Civile SpagnolaHugh ThomasEinaudi1963. Secondo Aurelio Lepre, il ritardo con cui in Italia è stata riconosciuta la guerra civile è legato anche al processo di autoassoluzione per aver combattuto a fianco della Germania negli anni 1940-1943: «l'interpretazione della Resistenza come guerra contro lo straniero consentiva di far ricominciare la storia d'Italia dall'8 settembre 1943, cancellando i tre anni precedenti, che avevano visto l'Italia a fianco della Germania. Che questa schematica presentazione del conflitto sviluppatosi nell'Italia centro-settentrionale nel 1943-45 abbia avuto corso per molti anni, nonostante le fratture sempre più profonde e dissolutrici dell'unità antifascista, fu fenomeno positivo sul piano politico, non storiografico: fu uno strumento che protesse e garantì anche nei momenti peggiori la legittimazione della sinistra, in particolare dei comunisti[55].». Storia italiana della guerra civile americana. Tra le conclusioni dell'autore "la guerra civile italiana fu questo ancora: un gioco delle parti, fra pietà e cinismo, passioni e interessi, in attesa che la storia decretasse vincitori e vinti". Nella relazione che presentò al convegno L'Italia nella seconda guerra mondiale e nella Resistenza, tenutosi a Milano nell'aprile 1985[N 7], riferendosi alla Resistenza Pavone si soffermò sul, «carattere antifascista della lotta, cioè [...] il suo essere anche una guerra civile. Dopo, poi, all’interno di quel sistema comunemente condiviso, potranno esservi tutte le legittime distinzioni e contrapposizioni[115].». Please enter recipient e-mail address(es). In terzo luogo anche "guerra civile". The E-mail Address(es) you entered is(are) not in a valid format. Tre giorni dopo Alfredo Pizzoni, già presidente del CLNAI, durante il suo discorso in piazza del Duomo a Milano disse: «La guerra civile, che insanguinò l'Italia e intorbidò le coscienze di tanti italiani, noi non la volemmo [...] noi la subimmo; dovemmo accettarla e combatterla, combatterla con animo angustiato e col cuore oppresso, perché così dovevamo agire, ed era grave sofferenza rivolgere le armi contro italiani, anche se indegni, o illusi, pur sempre figli della stessa patria»[28]. Ma se nel corso della guerra vi era fra le due parti un abisso e scorse il sangue, questo non vuole dire che tra noi e una parte di coloro che combattevano contro di noi non esistesse quello che vorrei chiamare – se la parola non fosse inadeguata a un fatto politico e sociale così profondo – un "malinteso"[33][N 2].». Nell'ottobre 1988 si tenne infatti a Belluno il convegno Guerra, guerra di liberazione, guerra civile, al quale parteciparono ventidue studiosi, con relazione introduttiva sempre di Pavone[99]. DIXIE. Era una guerra civile: se non lo diciamo e non lo riconosciamo, non intendiamo il senso e il valore della lotta»[29]. Qualche mese dopo fu pubblicata la corrispondenza tra i comandanti partigiani azionisti Giorgio Agosti e Dante Livio Bianco[11]. Tra le reazioni all'uccisione di Giovanni Gentile, avvenuta per mano di partigiani comunisti il 15 aprile 1944 a Firenze, si rinvengono molteplici riferimenti alla guerra civile. [154], L'uscita del volume è stata accompagnata da varie polemiche, essendo ritenuto irrispettoso della figura di Primo Levi e della resistenza partigiana (ad esempio da parte del giornalista Gad Lerner, che fra l'altro ha criticato Luzzatto per aver usato "anch'egli il termine dispregiativo "vulgata resistenziale" che tanto gratifica gli iconoclasti"). Vent'anni di fascismo pesarono[67].». L'opera fu recensita da Leo Valiani con un articolo intitolato La Resistenza fu guerra civile? Storia della repubblica e della guerra civile in Spagna: 1 [Tuñon de Lara, Manuel] on Amazon.com.au. Nel novembre 1944, l'edizione romana de l'Unità attaccò il generale Roberto Bencivenga, già comandante del Fronte militare clandestino durante l'occupazione tedesca della capitale, per aver invocato una pacificazione tra fascisti e antifascisti che potesse «colmare il fosso» che divideva i due schieramenti e porre fine alla guerra civile. Una Storia della Resistenza, Mondadori, Milano 2013, retro di copertina, S.Luzzatto, Partigia. Cinema Roma: "Il Sangue Dei Vinti" accende le polemiche su Guerra Civile, War, massacre, and recovery in Central Italy, 1943-1948, ««Yes, there was a civil war in Italy between 1943 and 1945, at least in the parts of Italy where Republican Fascists and partisans operated, and where resistance (the Resistance) against the 'Nazi-Fascists' and against German occupation was carried out. Particolarmente critico fu Filippo Frassati (coautore con Pietro Secchia di una Storia della Resistenza nel 1965), che attaccò i sostenitori di quella che definiva «pseudo teoria della guerra civile», secondo lui, «condotta contro la Resistenza, contro i suoi valori, per una riabilitazione di quelli che sono stati dall'altra parte della barricata. – quel termine di "guerra civile" che è comodo, sbrigativo, e tanto carico di torbida suggestione». I combattenti, i politici, gli amministratori, i socializzatori, primo studio approfondito sulla Repubblica Sociale Italiana, che rappresenta una sorta di pendant ideale con Una guerra civile di Claudio Pavone[126], analizzando minuziosamente le motivazioni che spinsero numerosi italiani ad aderire al fascismo repubblicano. I comunisti, descritti come «fedeli esecutori degli ordini di Mosca»[74], avrebbero percorso coscientemente la strada degli attentati e degli assassini mirati – specialmente di «elementi più moderati» come Igino Ghisellini[N 6], Aldo Resega, Eugenio Facchini, Arturo Capanni e Giovanni Gentile – allo scopo di incendiare il clima politico e di «esasperare fascisti e tedeschi per farli scatenare in rappresaglie sanguinose»[75]. Facendo propria l'opinione di Carlo Galante Garrone (che nel 1947 scrisse di una «sanguinosa guerra civile») e respingendo la posizione del PCI, Pavone sostenne che gli avvenimenti del biennio 1943-1945 possedevano, tra gli altri, anche i caratteri tipici di una guerra civile. [...] Il popolo italiano non vuol colmare il fosso, vuole colmare le fosse. [151], All'interno del testo, Luzzatto si sofferma diffusamente sul carattere di guerra civile della lotta in corso, intendendo raffigurare "un Levi dolente, prima ancora che come testimone della Soluzione finale del problema ebraico, come testimone degli aspetti più scabrosi di una guerra civile". Lo storico Luciano Casali, unico tra gli intellettuali "organici" al PCI, intervenne su l'Unità del 6 settembre 1990, proponendo una riflessione sulla Resistenza come guerra civile, conflitto che per sua natura non può avere una fine netta e istantanea: «Che la Resistenza possa essere considerata anche una guerra civile, è argomento sul quale per troppo tempo non è stato facile intervenire o riflettere. I combattenti, i politici, gli amministratori, i socializzatori, La storia della Repubblica di Mussolini. La storiografia della guerra civile in Italia è la letteratura storiografica relativa alla lotta fra partigiani e fascisti repubblicani nel periodo 1943-1945, interpretata come una guerra civile interna alla nazione italiana nel quadro della guerra di liberazione italiana. Secondo Luciano Canfora, l'utilizzo del termine da parte di «un protagonista dei più restii» segnò, dopo oltre quarant'anni, la fine del "divieto" di adoperarlo[98]. You may send this item to up to five recipients. Nel 2010, lo storico Nick Carter ha pubblicato un volume, Modern Italy in Historical Perspective in cui ha affrontato diffusamente il tema della guerra civile. Download it once and read it on your Kindle device, PC, phones or tablets. Gli antifascisti si sentivano portatori proprio di valori di questo genere e non potevano accogliere una definizione, come quella di guerra civile, che non escludeva, già di per sé, i fascisti dal popolo e dall'umanità. Evidenzia invece il fatto che i meno restii a parlare di guerra civile fossero gli azionisti, che invocavano la rivoluzione democratica per il dopoguerra[50]. Nel 2010 l'americana Victoria Belco, nel suo libro War, massacre, and recovery in Central Italy, 1943-1948, sostiene che "sì, ci fu una guerra civile in Italia tra il 1943 ed il 1945, almeno nelle parti d'Italia dove operavano fascisti repubblicani e partigiani, e laddove vi fu resistenza contro nazifascisti e occupanti tedeschi. Salò: il tempo dell'odio e della violenza, L'uomo che sognava la lotta armata. Il discorso continua: «Non ci eravamo intesi, con le generazioni che furono fasciste, sin dall'inizio, cioè fin dalla fine della precedente guerra, ma non è detto che non avremmo potuto intenderci, se non fossero intervenuti l'inganno e la violenza, che hanno falsato tutto il processo di sviluppo, rompendo l'unità delle forze nazionali. L'organo di stampa comunista, diretto da Velio Spano, accusò Bencivenga di mirare «a colmare il fosso e a spegnere la guerra civile onde non sia spento il fascismo. Bermani definisce la guerra civile «il nesso più profondo e occultato della nostra storia». Gli interventi di Pavone diedero inizio a una stagione di dibattito storiografico sul tema. Please enter the message. La «guerra civile in Italia» è menzionata anche nell'opera sulla seconda guerra mondiale del primo ministro britannico Winston Churchill. [148], L'opinione di Carter è che la Resistenza fu necessariamente una guerra civile sanguinosa e senza regole, con atrocità commesse da ambo le parti. Storia della guerra civile in Italia (1943-1945) Volume 3 of Storia della guerra civile in Italia, Giorgio Pisanò: Author: Giorgio Pisanò: Publisher: Edizioni FPE, 1965: Original from: the University of Michigan: Digitized: Feb 15, 2007 : Export Citation: BiBTeX EndNote RefMan E' possibile che si tratta della stessa #GrandeGuerra ? Your Web browser is not enabled for JavaScript. Umberto Zanotti Bianco scrisse nel suo diario di non poter pensare alla morte di Gentile «senza un senso di rivolta verso la guerra civile che va dilagando in tutte le città d'Italia»[14]. Dolfin sostiene inoltre che Mussolini usò diverse volte l'espressione "guerra civile" nel commentare la situazione italiana: ad esempio, in seguito alla notizia dell'uccisione del federale di Milano Aldo Resega affermò che i servizi segreti di Mosca, Washington e Londra collaboravano per fomentare la guerra civile in Italia e che, essendo gli italiani disposti a trucidarsi in famiglia, con tali uccisioni la guerra civile sarebbe entrata facilmente in una fase più acuta[17]. Nel 1990 destò grande impressione la pubblicazione di un articolo di Otello Montanari su Il Resto del Carlino del 29 agosto intitolato Rigore sugli atti di "Eros" e Nizzoli e reso famoso dall'appello «Chi sa parli!». In storiografia si parla di guerra civile principalmente in riferimento agli anni 1943-1945[165], ma la definizione è usata anche per altri periodi. Inoltre Pisanò, rovesciando l'interpretazione antifascista – secondo cui la guerra civile fu una conseguenza della nascita della RSI – utilizzava il termine soprattutto in chiave anticomunista, additando il PCI come il principale fomentatore dello scontro fratricida tra italiani, in cui avrebbe coinvolto tutte le altre forze antifasciste con la rottura dell'attesismo[73]. anche la recensione di Nicola Tranfaglia su, La fine di una stagione. Insomma, è possibile e necessario raccontare la Resistenza, coltivarne la storia, senza sottacere nulla, "smitizzare" quel che c'è da "smitizzare" ma tenendo fermo un limite invalicabile rispetto a qualsiasi forma di denigrazione o svalutazione di quel moto di riscossa e riscatto nazionale cui dobbiamo la riconquista anche per forza nostra dell'indipendenza, dignità e libertà della Nazione italiana[156].».